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Controlli automatici anti-pedopornografia sul cloud e sui dispositivi: il difficile equilibrio con la privacy

Come dimostra il recente caso del servizio Apple NaturalMatch, è molto difficile trovare un equilibrio tra due diritti fondamentali quali la tutela dei minori e quella della privacy. Ecco quali sono le criticità

Pubblicato il 15 Ott 2021

Michele Vitiello

dottore in Ingegneria delle Telecomunicazioni, socio fondatore di ONIF, Perito del Giudice, CTU, Consulente della Procura della Repubblica

privacy protezione dati

Nell’anno 2020 e nei primi mesi del 2021, complice la pandemia COVID-19 che ha colpito tutto il mondo, il numero di reati legati al mondo della pedopornografia è cresciuto esponenzialmente.

Sia i giovani che gli adulti hanno rimodulato le proprie abitudini, sfruttando la rete come principale mezzo di comunicazione, strumento sempre più utilizzato dai cyber-criminali per portare a termine i loro delitti.

Le big tech cercano di mettere un argine ai rischi, ma non è facile trovare un punto di equilibrio tra due temi tanto delicati come la tutela dei minori e quella della privacy.

Privacy dei minori online: Apple detta la linea a Facebook e Google, ma l’autoregolamentazione non basta

Scansione automatica dei contenuti da parte di Apple

Per Apple il tema della tutela dei minori è assolutamente in primo piano, così come da sempre lo è la protezione della privacy dei propri utenti, colonna portante dell’azienda di Cupertino che divide e fa discutere gli addetti ai lavori sin dalle origini.

In questo ultimo periodo, la società è al centro dell’attenzione, in quanto sta valutando l’introduzione nel mercato americano di un software denominato “NaturalMatch”, il quale permette di scansionare e individuare automaticamente, grazie a un complesso sistema gestito da intelligenza artificiale, ogni singola immagine caricata su iCloud mediante dispositivi aventi Sistema Operativo iOS 15, iPadOS 15, watchOS 8 e macOS Monterey.

Tale procedura di riconoscimento si basa essenzialmente sul calcolo del valore HASH delle immagini caricate, il quale viene poi confrontato con il database del National Center for Missing and Exploited Children.

Svantaggi del controllo automatico di contenuti

Secondo Will Cathcart, amministratore delegato di WhatsApp, si tratta di una metodologia errata, in quanto afferma: “Ho letto le informazioni che Apple ha diffuso ieri e sono preoccupato. Penso che questo sia un approccio sbagliato e una battuta d’arresto per la privacy delle persone in tutto il mondo. La gente ci ha chiesto se adotteremo questo sistema per WhatsApp. La risposta è no.”

Questo controllo automatico potrebbe essere usato per scopi diversi rispetto agli originali, infatti non è possibile garantire che questi sistemi non siano sfruttati da governi, ad esempio, per controllare i contenuti personali dei propri cittadini, inoltre è anche possibile che i soggetti sviluppatori di spyware possano scovare un metodo per implementare questa tecnologia all’interno delle loro creazioni.

L’argomento è estremamente scivoloso e quindi Apple ha deciso momentaneamente di valutare con più calma come procedere, il cambio di rotta lascia supporre che ci siano state intense interlocuzioni e, forse, pressioni tra l’azienda e il governo USA.

L’informatico forense e la segnalazione di profili sospetti

Anche altri colossi dell’informatica come Google, Microsoft e Dropbox utilizzano da tempo un sistema che segnala l’upload di contenuti pedopornografici all’interno dei server delle loro piattaforme. Ovviamente tale pratica può essere considerata doverosa e di buon senso, in quanto agevola notevolmente l’individuazione da parte delle Forze dell’Ordine di soggetti potenzialmente pericolosi, portando notevoli benefici a tutti gli addetti del settore, compresa la figura dell’Informatico Forense.

L’avvento di queste nuove procedure di controllo automatizzate porterebbe infatti un incremento esponenziale delle segnalazioni da parte dei colossi dell’informatica verso le Forze dell’Ordine di tutto il mondo, nel caso italiano la Polizia Postale in primis e le altre Forze dell’Ordine potrebbero intercettare con più prontezza sospetti casi di pedopornografia, una parte di questi tramutandoli in consulenze informatiche da affidare agli esperti del settore, ovvero i Consulenti Tecnici del Pubblico Ministero.

Dato che i tempi tra le varie fasi tecnico-investigative andrebbero a ridursi, grazie alle indicazioni tempestive, le autorità preposte potrebbero intercettare con maggiore prontezza le persone segnalate, in modo da poter arginare il fenomeno di cifratura, eliminazione o copia dei dati su altre memorie o piattaforme, eventi che purtroppo sono ancora molto diffusi, in quanto le capacità informatiche nella media tendono a crescere e raffinarsi e i servizi offerti sono sempre più accessibili e di semplice utilizzo anche per utenti meno esperti.

Prendendo come esempio Apple, a oggi, nella maggior parte dei dispositivi e per gli account iCloud, se le credenziali di accesso non vengono comunicate direttamente dal proprietario non è possibile bypassarle, ponendo dinanzi all’investigare un muro insormontabile, il quale non potrebbe accedere ai file di interesse. Se invece la Apple, rimodulando le proprie politiche relative alla privacy, in caso di conclamato caso di pedopornografia fornisse le password di interesse o meglio potrebbe resettare la password inserita dall’utente, aiuterebbe molto le operazioni di accesso e le successive fasi di acquisizione e cristallizzazione dei dati, arginando quindi fortemente questa pratica delittuosa, fornendo quindi un importante servizio nella lotta contro la pedopornografia e non solo.

Come per tutte le questioni complesse è necessario trovare un punto di equilibrio, in questo caso tra la tutela della privacy e dei minori, per questo la Apple si è presa ancora un po’ di tempo per poter valutare la questione al fine di offrire ai propri clienti il miglior servizio possibile.

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