Ci sono stati alcuni passi avanti e reali cambiamenti nel 2019 in materia di politiche per la trasformazione digitale. Al tempo stesso, ci sono stati anche quest’anno ritardi e alcuni progetti hanno avuto risultati inferiori alle aspettative. Tutti fronti che meritano nel 2020 di essere ripresi con forza dal Governo che, in certi casi, ha già mostrato a riguardo l’intenzione di raddoppiare gli sforzi.
Il riferimento è, in particolare, a due temi chiave di politica industriale che ci stanno molto a cuore:
- l’innovazione e la trasformazione digitale delle imprese e delle pubbliche amministrazioni;
- la rinascita imprenditoriale (in particolare negli ambiti hi-tech) del nostro paese.
QUEST’EDITORIALE E’ PARTE DEL NOSTRO SPECIALE2020 CON LE PRINCIPALI FIRME DELL’INNOVAZIONE ITALIANA. LEGGI QUI TUTTI GLI ARTICOLI
La centralità dell’innovazione nelle politiche industriali dei Paesi evoluti
La centralità di questi due argomenti per la politica industriale di un qualsiasi paese “evoluto” è dimostrata da molteplici analisi economiche. A questo riguardo ricordiamo i risultati di una recente ricerca che abbiamo presentato a maggio del 2019 durante ForumPA, che evidenzia chiaramente una correlazione positiva (statisticamente significativa) tra il PIL pro-capite di un paese e la sua maturità digitale, da una parte, e la sua dinamicità imprenditoriale, dall’altra.
Il posizionamento dell’Italia nei grafici sottostanti è chiaro: se non aumentiamo la nostra maturità digitale e la nostra vivacità imprenditoriale, difficilmente riusciremo a generare la ricchezza che ci consente di garantirci la serenità sociale nel futuro.
I principali eventi positivi del 2019
Riportiamo di seguito un sintetico e iper-semplificato bilancio dei fatti più significativi che, secondo me, sono accaduti nel 2019 in relazione a questi due obiettivi di politica industriale: trasformazione digitale e imprenditorialità.
Gli accadimenti che ritengo più positivi:
- la nomina della Ministra per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione e l’istituzione del Dipartimento per la Trasformazione Digitale presso la Presidenza del Consiglio, che potrebbero portare ad una governance più chiara e unitaria della digitalizzazione del paese;
- la costituzione di PagoPA SpA, operativa da gennaio 2020: la società che gestisce la diffusione del sistema di pagamento digitale verso la pubblica amministrazione, che ha fatto registrare numeri importanti nel 2019 (oltre 6o milioni di transazioni a fine 2019);
- l’accelerazione dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), che ha coinvolto oltre il 50% dei comuni nel 2019 e dovrebbe arrivare a coinvolgerne il 100% entro la fine del 2020;
- la pubblicazione del Piano Nazionale per l’Innovazione 2025, che ha sicuramente il pregio di dare una visione sistemica e ambiziosa dell’innovazione digitale nel nostro paese, ma anche il difetto di aver tenuto poco in considerazione i molteplici vincoli culturali, organizzativi, normativi e monetari della nostra pubblica amministrazione;
- l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica tra imprese, che dopo un transitorio “complesso” di qualche mese, è andata a regime, facendo registrare numeri importanti (circa 2 miliardi di fatture scambiate);
- l’obbligo dello scontrino elettronico per commercianti, professionisti e artigiani, con è entrato in vigore il primo gennaio di quest’anno;
- l’approvazione della legge sul perimetro di sicurezza cibernetica, che sancisce un importante passo in avanti nella presa di consapevolezza dell’importanza di questo tema per il nostro paese;
- lo sblocco del Fondo Nazionale dell’Innovazione, anche se non è chiaro – in seguito ad aggiustamenti da parte del Governo sulle prime previsioni – per ora la reale dotazione finanziaria rispetto al miliardo ipotizzato inizialmente.
- il lavoro su App Io da parte del Team Digitale alla presidenza del Consiglio, il primo luogo centralizzato di interazione tra PA e cittadino; anche se il suo avvio al pubblico era previsto per il 2019, arriverà nei primi mesi del 2020
Quale è la sintesi di tutto questo? Duplice:
- da una parte è evidente che qualcosa di buono sta accadendo; oramai questo è un trend che caratterizza gli ultimi anni, a prescindere dal colore del Governo;
- dall’altra, è altrettanto evidente che questo trend è ancora troppo limitato in portata e troppo lento.
Questa situazione è causata da una consapevolezza ancora troppo bassa a livello politico – ma anche a livello di opinione pubblica – della rilevanza e dell’urgenza di questi interventi.
Che cosa non è accaduto nel 2019 e che ci aspettavamo
Di seguito, riportiamo, senza alcuna pretesa di esaustività, le cose che invece non sono accadute nel 2019:
- lo sblocco dei fondi per la banda ultra larga, al palo da oltre 2 anni (1,3 miliardi stanziati dal Cipe nel 2017), per raggiungere gli obiettivi dell’agenda digitale europea che richiede una copertura del 100% con la banda maggiore o superiore ai 30 Mbps entro il 2020; su questo solo a fine 2019 si è ricostituito il comitato banda ultra larga, presieduto dalla ministra Pisano, per tornare a spingere sul progetto e procedere con la notifica a Bruxelles, anche in merito ai voucher a incentivo della domanda che sono pure parte dello stesso piano nazionale;
- l’accelerazione del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), che coinvolge ancora troppi pochi cittadini (poco più di 5 milioni alla fine del 2019) e troppe poche amministrazioni locali (meno di quante previste dalla legge);
- l’entrata in funzione dei competence center relativi all’Industria 4.0, ad oggi non ancora pienamente operativi;
- il non aumento dell’aliquota di detrazione degli investimenti in startup, che con la legge di stabilità del 2019 doveva passare dal 30 al 40 per cento;
- l’impulso che i PIR avrebbero dovuto dare ai finanziamenti per i fondi di venture capital;
- la riforma del procurement della PA, per favorire l’innovazione (il sistema attuale non va bene, focalizzandosi su un numero troppo limitato di grandi attori e portando a tempi troppo lunghi);
- vere e proprie progettualità strategiche per accelerare la digitalizzazione della scuola, della sanità e della giustizia.
Rispetto a questo quadro – di cose accadute e non – come si pone la nuova legge di bilancio/mille proroghe?
Continua il sostegno al paradigma industria 4.0, con le misure contenute nel piano transizione 4.0, che si orientano maggiormente – rispetto al passato – anche verso le PMI e verso alcuni settori tipici del made in italy (design, tessile, orafo, mobile, ecc.) e si basano sul meccanismo del credito d’imposta (al posto del meccanismo incentrato sull’iper-ammortamento e sul super-ammortamento). Continua anche il credito di imposta per spingere la R&D, il finanziamento agli innovation manager (si è appena aperta a fine anno la possibilità di richiedere sostegno economico), il credito di imposta per la formazione in ambito 4.0.
Nulla di nuovo invece è incluso nella nuova legge di bilancio in relazione alla spinta all’imprenditorialità, in attesa che il fondo nazionale dell’innovazione parta a tutti gli effetti.
Intanto la ministra all’innovazione ha presentato a gennaio Made.IT, un programma di sostegno e promozione per le startup e le piccole e medie imprese. L’intento del Governo è anche quello di accompagnare il programma con prossime misure di semplificazione per chi fa startup (già apparse in una norma, poi cancellata, del decreto milleproroghe ora in fase di conversione in legge).
Quali priorità per il 2020
A fronte di quanto esposto fin qui sugli eventi 2019, emergono alcune priorità operative per l’anno in corso (qui i link ad alcuni degli articoli del nostro speciale2020, di cui è parte quest’editoriale):
- sbloccare i fondi per il prosieguo del piano banda ultralarga e accertarsi che non ci siano ulteriori ritardi su copertura, voucher;
- fare un rodaggio al piano industria 4.0 per accertarsi che la sua attuazione stia avendo i risultati effettivi e davvero pro-innovativi;
- finalizzare un piano organico su competenze e formazione delle aziende e dei dipendenti PA al digitale (anche con nuove assunzioni), tema segnalato da tutti gli esperti come uno dei più critici (se non proprio il problema per eccellenza in Italia);
- rivedere le logiche del procurement pubblico per l’innovazione, forse l’urgenza principale per sbloccare il ruolo della PA come volano della trasformazione digitale del Paese;
- assicurarsi, con rinnovato commitment politico, che il fondo nazionale innovazione davvero riesca a essere catalizzatore di nuovi e importanti investimenti nelle startup, motore chiave di crescita economica;
- infine, ma è un auspicio che si ripropone ogni anno, fare almeno qualche passo avanti verso una strategia per la trasformazione digitale organica e condivisa tra tutti gli stakeholder istituzionali, a livello non solo di sistema ma anche attuativo di dettaglio. Organicità e coordinamento sono fattori necessari per estendere la trasformazione a tutte le aree del Paese, inclusi la Scuola, la Giustizia, la Sanità, ma anche per un migliore utilizzo dei fondi della programmazione europea.
Conclusioni
Le priorità politiche, l’attenzione mediatica, le discussioni social riguardano ben altri temi rispetto al digitale e alle startup. In Italia non si è ancora capito veramente che un paese – e un’economia – che non è in grado di svecchiarsi, rinnovarsi, rilanciarsi nel bel mezzo della quarta rivoluzione industriale attraverso il digitale e la nuova imprenditorialità è destinato all’involuzione, a perdere di competitività e attrattività a livello internazionale e quindi a non riuscire a generare quelle risorse economiche indispensabili anche per affrontare tutti gli altri temi attualmente al centro del dibattito – dall’occupazione alla sicurezza, dal welfare alle pensioni.