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Regole degli stablecoin: sfida Usa-Ue per la sovranità digitale



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La regolamentazione delle stablecoin negli Usa privilegia innovazione e competitività, mentre l’Ue punta su controllo centralizzato con MiCA. L’articolo analizza differenze normative e impatti sulla sovranità monetaria europea

Pubblicato il 24 mar 2025

Daniele Tumietto

Dottore commercialista



regolamentazione stablecoin

Negli ultimi anni, le stablecoin sono emerse come una delle innovazioni più rilevanti e disruptive nel panorama delle tecnologie finanziarie.

Definite come criptovalute progettate per mantenere un valore stabile rispetto a un asset di riferimento – solitamente una valuta fiat come il dollaro statunitense – le stablecoin rappresentano un ponte tra il mondo delle criptovalute altamente volatili e i sistemi finanziari tradizionali.

Evoluzione delle stablecoin negli Stati Uniti

Il crescente utilizzo delle stablecoin, soprattutto nei mercati extra-europei, ha sollevato interrogativi importanti per regolatori, banche centrali, imprese e cittadini.

Se da un lato queste tecnologie promettono maggiore efficienza nei pagamenti, inclusione finanziaria e innovazione nei servizi finanziari, dall’altro presentano rischi sistemici legati alla stabilità monetaria, alla tutela degli investitori e alla sovranità economica.

In Europa, l’adozione del Regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets) rappresenta un tentativo ambizioso di fornire un quadro normativo armonizzato per le criptovalute e, nello specifico, per le stablecoin. Parallelamente, la Banca Centrale Europea sta sviluppando l’euro digitale, una valuta digitale di banca centrale (CBDC) che potrebbe competere direttamente con le stablecoin private, ridefinendo l’architettura monetaria dell’eurozona.

Le stablecoin, negli Stati Uniti, sono divenute oggetto di una vivace attività politica e normativa, con proposte legislative di ampio respiro, interessi contrapposti tra autorità federali e statali, e un forte coinvolgimento di attori privati, tra cui banche, Big Tech e startup. I dibattiti americani non riguardano solo la sicurezza e la trasparenza delle stablecoin, ma anche il ruolo futuro del dollaro come valuta globale digitale.

Regolamentazione delle criptovalute, le proposte di legge Usa

Recentemente, negli Stati Uniti, il dibattito sulla regolamentazione delle criptovalute ha portato alla presentazione di due importanti proposte di legge:

  • il Clarity for Payment Stablecoins Act, promosso dal deputato Patrick McHenry, e
  • un secondo disegno di legge federale che punta a definire un quadro normativo per l’emissione e la supervisione delle stablecoin da parte di banche e enti non bancari.

Queste proposte mirano a liberalizzare il mercato delle stablecoin, favorendo l’innovazione attraverso un approccio meno restrittivo rispetto alle normative europee.

In particolare, il Clarity for Payment Stablecoins Act consente l’emissione di stablecoin algoritmiche e decentralizzate con alcune limitazioni temporanee, mentre il secondo disegno di legge enfatizza la supervisione statale per gli emittenti non bancari.

Regolamentazione stablecoin: i diversi approcci Usa e Ue

Questo approccio statunitense si pone in netto contrasto con il Regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets), entrato in vigore nell’Unione Europea nel 2023, che stabilisce regole rigide per garantire la trasparenza, la protezione degli investitori e la stabilità finanziaria.

Il disallineamento tra le due normative riflette una differenza fondamentale: gli USA puntano sull’autonomia del mercato e sulla competizione globale, mentre l’Europa privilegia un controllo centralizzato per mitigare i rischi sistemici.

In un mondo sempre più interconnesso, dove la finanza si digitalizza a velocità esponenziale, comprendere il ruolo e la regolazione delle stablecoin è fondamentale per preservare l’equilibrio tra innovazione e sicurezza, tra competitività e sovranità. L’Europa, e l’Italia in particolare, si trovano di fronte a scelte cruciali: osservare, reagire o guidare?

Evoluzione delle Stablecoin negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti, le stablecoin si sono sviluppate in un contesto favorevole all’innovazione tecnologica ma frammentato sotto il profilo normativo. Fin dalla loro origine, queste criptovalute stabili hanno trovato terreno fertile nei mercati digitali americani, caratterizzati da un’ampia partecipazione privata e da un sistema regolatorio multilivello che ha consentito un’elevata sperimentazione, ma anche acceso dibattito sulle implicazioni sistemiche.

Tether, la prima stablecoin di rilievo

La prima stablecoin di rilievo, Tether (USDT), è stata lanciata nel 2014 con l’obiettivo di offrire uno strumento di pagamento e scambio ancorato al dollaro USA. Il modello adottato da Tether è quello cosiddetto off-chain collateralized, in cui ogni token emesso dovrebbe essere supportato da riserve detenute in asset finanziari tradizionali (principalmente dollari o equivalenti).

Tether ha avuto un ruolo pionieristico nei mercati delle criptovalute, soprattutto per la sua integrazione nei principali exchange e per l’adozione come mezzo di liquidità nei mercati crypto-crypto. Tuttavia, fin dalla sua nascita, USDT è stato oggetto di critiche per la mancanza di trasparenza nelle riserve, la gestione centralizzata e i legami opachi tra l’emittente e alcune piattaforme di scambio.

Il successo di Tether ha però dimostrato la domanda di strumenti digitali stabili e ha spinto alla nascita di nuovi progetti più orientati alla conformità regolamentare.

Nel 2018 nasce USD Coin (USDC), una stablecoin emessa da Circle in collaborazione con Coinbase attraverso il consorzio Centre. Rispetto a Tether, USDC si è distinta per una maggiore compliance normativa, trasparenza nelle riserve e audit periodici. Il progetto ha goduto del supporto di investitori istituzionali e ha attratto interesse come strumento per i pagamenti B2B, il trading istituzionale e, più recentemente, per l’integrazione nei protocolli di finanza decentralizzata (DeFi).

USDC rappresenta il tentativo di creare una stablecoin “regolamentabile”, adatta ad operare entro i limiti imposti dal sistema bancario e finanziario statunitense. In questo senso, può essere considerata un precursore delle future stablecoin regolamentate che le proposte legislative federali cercano oggi di definire.

Stablecoin: l’interesse delle Big Tech e la reazione dei regolatori

Un punto di svolta nell’evoluzione delle stablecoin USA è stato il lancio del progetto Libra (poi Diem) da parte di Meta (ex Facebook). Pur non essendo mai giunto alla piena operatività, Libra ha rappresentato una minaccia percepita da parte dei regolatori statunitensi: una valuta privata globale, sostenuta da un consorzio di Big Tech, avrebbe potuto ridisegnare l’equilibrio monetario internazionale.

La forte reazione del Congresso, della Fed e delle autorità europee ha portato al rallentamento del progetto e infine alla sua dismissione, ma ha accelerato l’attività normativa e politica sulle stablecoin. Da quel momento, è diventato evidente che gli Stati Uniti non potevano più ignorare il tema.

Oggi, le stablecoin negli USA non sono più solo strumenti per il trading crypto, ma sono diventate infrastrutture finanziarie emergenti.

Alcuni emittenti (es. Circle) collaborano con circuiti di pagamento tradizionali (es. Visa), altri (es. Paxos) operano in partenariato con banche o società fintech. Inoltre, si stanno sviluppando stablecoin native delle banche, come JPM Coin di JPMorgan, usata per regolare transazioni interne su reti blockchain private. Questi sviluppi indicano un’evoluzione verso un modello ibrido, in cui le stablecoin diventano parte integrante del sistema finanziario, pur mantenendo una base tecnologica decentralizzata.

Proposte di regolamentazione stablecoin negli USA

L’assenza di una normativa federale chiara sulle stablecoin ha rappresentato, per diversi anni, sia un’opportunità per l’innovazione che un rischio per la stabilità e la protezione dei consumatori. A partire dal 2020, l’aumento della capitalizzazione delle stablecoin e il coinvolgimento di attori sistemici come Meta (ex Facebook) hanno spinto il legislatore statunitense ad affrontare la questione, dando vita a una serie di proposte e audizioni congressuali, di cui abbiamo accennato all’inizio del capitolo.

Uno degli snodi centrali nel dibattito statunitense sulla regolamentazione delle stablecoin riguarda alcune questioni fondamentali: chi può emetterle, con quali garanzie e sotto la supervisione di quale autorità.

La discussione, infatti, ruota attorno alla possibilità che a emettere stablecoin siano non solo banche, ma anche soggetti non bancari, come fintech o altri operatori privati. In parallelo, si discute su quali debbano essere le riserve a garanzia dei token: valute fiat come il dollaro, titoli del Tesoro statunitensi (T-bills) o strumenti finanziari a basso rischio. Un ulteriore elemento di complessità riguarda la molteplicità degli enti che potrebbero essere coinvolti nella vigilanza, dalla SEC alla CFTC, passando per l’OCC e la Federal Reserve. L’obiettivo comune è cercare un equilibrio tra l’esigenza di innovazione e la necessità di ridurre i rischi sistemici, considerando il ruolo sempre più rilevante che le stablecoin stanno assumendo nei pagamenti digitali, nei mercati finanziari e nel quadro geopolitico internazionale.

Il Regolamento (UE) 2023/1114 “MiCA”

L’Unione Europea ha adottato un approccio organico e armonizzato alla regolamentazione delle cripto-attività, culminato con l’approvazione del Regolamento (UE) 2023/1114, noto come MiCA – Markets in Crypto-Assets. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’UE il 9 giugno 2023, MiCA rappresenta il primo quadro normativo unitario al mondo per il settore delle criptovalute, comprese le stablecoin.

Il Regolamento MiCA, approvato dall’Unione Europea nel 2023, nasce con l’ambizione di creare un quadro normativo uniforme per le cripto-attività all’interno del mercato unico europeo. Le finalità principali di questo regolamento sono molteplici e strategicamente interconnesse: da un lato si punta a proteggere consumatori e investitori, offrendo loro strumenti trasparenti e sicuri, dall’altro si intende garantire la stabilità finanziaria e preservare l’integrità dei mercati, prevenendo rischi sistemici e comportamenti speculativi. In parallelo, MiCA si propone anche di promuovere l’innovazione tecnologica, guidandola attraverso un sistema di regole chiare e prevedibili.

Il campo di applicazione del regolamento è molto ampio: MiCA si rivolge a tutti gli operatori che offrono servizi su cripto-asset all’interno dell’Unione, compresi coloro che emettono, negoziano o gestiscono stablecoin e altri asset digitali. Una delle innovazioni più rilevanti introdotte da MiCA è la sua portata armonizzante: il regolamento sostituisce infatti le normative nazionali divergenti e consente agli operatori registrati in uno Stato membro di operare in tutta l’UE attraverso un regime di passaporto europeo.

Gli EMT (E-Money Tokens)

All’interno del perimetro normativo, MiCA distingue due grandi categorie di stablecoin, ciascuna con caratteristiche giuridiche e operative differenti. La prima è rappresentata dagli EMT (E-Money Tokens), ovvero stablecoin ancorate a una sola valuta fiat, come l’euro o il dollaro. Questi strumenti sono assimilabili alla moneta elettronica già disciplinata dalla PSD2 e dalla E-Money Directive. Possono essere emessi esclusivamente da soggetti autorizzati, come banche o istituti di moneta elettronica, e devono essere sempre garantiti da riserve liquide in rapporto 1:1 rispetto alla valuta di riferimento. Il regolamento prevede anche il diritto al rimborso immediato da parte del detentore del token, riconoscendo agli EMT la funzione di mezzo di pagamento, piuttosto che di investimento. Tra gli esempi potenzialmente conformi si possono citare PYUSD, USDC denominato in euro o eventuali euro-stablecoin sviluppate in ambito europeo.

Gli ART (Asset-Referenced Tokens)

La seconda categoria definita da MiCA è quella degli ART (Asset-Referenced Tokens), ossia stablecoin ancorate non a una singola valuta, ma a un paniere di valute, asset reali o finanziari, come oro, immobili o altri strumenti. Questi token sono considerati riserve di valore ibride, potenzialmente adatte a usi più estesi, ma per questo sottoposte a requisiti molto più stringenti. In particolare, la loro emissione è consentita solo a determinate condizioni: devono essere garantiti da un sottostante adeguato, devono rispettare soglie quantitative per evitare un impatto sistemico e sono vietati nel caso in cui minaccino la stabilità monetaria o la sovranità dell’euro. Il modello originario di Libra (poi Diem) è un esempio paradigmatico di ART.

Per entrambe le categorie, il regolamento definisce una serie di obblighi per gli emittenti. Ogni soggetto che intende emettere stablecoin in Europa dovrà ottenere l’autorizzazione da un’autorità competente nazionale, pubblicare un white paper approvato, e dimostrare la presenza di riserve segregate, sottoposte a vincoli prudenziali e a verifiche periodiche. Le politiche di prevenzione del riciclaggio e il controllo interno sono elementi obbligatori. Inoltre, per i token ART considerati rilevanti su scala sistemica, l’autorità di vigilanza passa direttamente nelle mani della European Banking Authority (EBA).

Per facilitare l’adeguamento da parte degli operatori, MiCA prevede un periodo transitorio: il regolamento è formalmente entrato in vigore il 29 giugno 2023, ma le disposizioni applicabili agli EMT e ART entreranno pienamente in vigore dal 30 giugno 2024. Entro la fine dello stesso anno, anche i fornitori di servizi su cripto-asset (CASP) dovranno completare il processo di registrazione e autorizzazione, salvo eventuali proroghe concesse a livello nazionale.

L’impatto di MiCA sul mercato europeo delle cripto-attività

L’impatto di MiCA sul mercato europeo delle cripto-attività sarà significativo. Il regolamento apre infatti la strada a una nuova generazione di euro-stablecoin regolamentate, che potranno trovare applicazione tanto nei pagamenti digitali privati quanto nei servizi pubblici. Allo stesso tempo, crea certezza giuridica e condizioni favorevoli per l’ingresso di operatori internazionali disposti ad aderire al modello europeo. Tuttavia, MiCA introduce anche barriere all’ingresso per progetti decentralizzati o algoritmici, come DAI, che potrebbero non essere conformi ai requisiti di autorizzazione e riserva previsti dal nuovo framework.

Il ruolo della Banca Centrale Europea e l’Euro Digitale

La crescente diffusione delle stablecoin private, insieme all’emergere di progetti monetari digitali sviluppati al di fuori dell’Unione Europea — come PayPal USD o USDC — ha spinto le istituzioni europee a riflettere in modo sempre più concreto sulla necessità di disporre di una propria valuta digitale pubblica. In questo contesto si inserisce il progetto dell’euro digitale, promosso dalla Banca Centrale Europea (BCE) come risposta strategica per preservare la sovranità monetaria dell’euro nell’era digitale e per garantire la sua rilevanza anche in un’economia sempre più orientata alla smaterializzazione dei pagamenti.

L’euro digitale si configura come una valuta digitale di banca centrale o CBDC (Central Bank Digital Currency). Si tratta, in sostanza, di una forma elettronica dell’euro emessa direttamente dalla BCE, pensata per essere accessibile a tutti i cittadini, le imprese e le pubbliche amministrazioni dell’area euro. Questa nuova forma di moneta non è destinata a sostituire il contante o i depositi bancari tradizionali, ma piuttosto a completarli, offrendo un’alternativa digitale sicura, stabile e garantita dallo Stato.

Gli obiettivi principali del progetto sono molteplici e ambiziosi. In primo luogo, l’euro digitale mira a garantire l’accesso universale al denaro della banca centrale, anche in un contesto in cui il contante viene sempre meno utilizzato e le forme di pagamento si digitalizzano rapidamente. In secondo luogo, intende stimolare l’innovazione nei pagamenti al dettaglio, promuovendo soluzioni rapide, economiche e accessibili, che possano integrarsi con i nuovi ecosistemi digitali. Infine, il progetto risponde all’urgenza di contenere il rischio di dipendenza da strumenti privati — come le stablecoin emesse da big tech — o da valute digitali estere, come lo yuan digitale cinese o eventuali futuri dollari digitali privati. In questo senso, l’euro digitale rappresenta non solo uno strumento economico, ma anche una scelta di politica monetaria e strategia geopolitica per il futuro dell’Unione Europea.

Differenze tra euro digitale e stablecoin private

L’euro digitale rappresenta una forma di denaro pubblico digitale, mentre le stablecoin sono strumenti privati di pagamento e riserva di valore.

Uno degli aspetti più delicati e dibattuti del progetto euro digitale riguarda il suo rapporto con il sistema bancario tradizionale. Fin dall’inizio, la Banca Centrale Europea ha cercato di rassicurare gli attori del settore, chiarendo che l’introduzione della nuova valuta digitale non intende destabilizzare l’equilibrio esistente, né sostituire il ruolo delle banche commerciali nell’economia.

In particolare, la BCE ha precisato che l’euro digitale sarà distribuito attraverso intermediari autorizzati, come le banche, i prestatori di servizi di pagamento (PSP) e le istituzioni finanziarie già operanti nel circuito europeo. Non si tratterà, dunque, di uno strumento gestito direttamente dalla banca centrale nei confronti dei cittadini, ma di un modello collaborativo che affiancherà l’infrastruttura esistente.

Inoltre, l’euro digitale non sostituirà il contante, bensì lo affiancherà come forma complementare di moneta. La BCE ha più volte ribadito il proprio impegno a garantire la coesistenza tra le diverse forme di pagamento, salvaguardando il diritto dei cittadini ad accedere anche alla moneta fisica, in linea con i principi di inclusione e libertà di scelta.

Altro elemento chiave riguarda la remunerazione dell’euro digitale: per evitare il rischio di una fuga massiccia di depositi dalle banche verso la moneta della banca centrale — un fenomeno noto come bank run digitale — la BCE ha dichiarato che l’euro digitale non sarà remunerato. In altre parole, non genererà interessi, proprio per disincentivare comportamenti speculativi o movimenti di capitali che potrebbero compromettere la stabilità del sistema finanziario.

Nonostante queste rassicurazioni, le banche europee hanno espresso preoccupazioni concrete rispetto alla possibilità di perdere una parte significativa dei propri depositi, con conseguenze sulla capacità di erogare credito. Per mitigare questo rischio, la BCE sta valutando l’introduzione di limiti quantitativi all’uso dell’euro digitale, ad esempio attraverso una soglia massima detenibile per ogni cittadino o impresa, al fine di contenere eventuali effetti di disintermediazione e preservare l’equilibrio tra moneta centrale e moneta bancaria.

Scenari futuri e interoperabilità

L’introduzione dell’euro digitale apre scenari significativi non solo per i pagamenti interni all’Unione, ma anche per la modernizzazione dell’intera infrastruttura monetaria europea. Tra le sue potenzialità più rilevanti vi è la capacità di rendere più efficienti i pagamenti transfrontalieri, semplificando le operazioni tra paesi membri e riducendo tempi e costi delle transazioni internazionali, un aspetto particolarmente cruciale per un’Unione economica e monetaria che punta all’integrazione digitale.

Oltre al settore privato, l’euro digitale potrebbe essere utilizzato anche per pagamenti pubblici, ad esempio nell’erogazione di bonus, incentivi fiscali, sussidi o forme di welfare digitale. In questo senso, si configurerebbe come uno strumento operativo al servizio delle politiche pubbliche, rendendo più trasparente, tracciabile e immediata la distribuzione delle risorse.

In prospettiva internazionale, l’euro digitale potrebbe essere integrato con altre valute digitali di banca centrale (CBDC) — come, ad esempio, lo yuan digitale — dando vita a reti globali di pagamento CBDC-to-CBDC. Queste reti permetterebbero di superare le attuali barriere dei circuiti tradizionali (come SWIFT), offrendo soluzioni più sicure, interoperabili e resistenti a shock geopolitici o sanzioni unilaterali.

Infine, il progetto dell’euro digitale è destinato a giocare un ruolo di alternativa pubblica e regolamentata alle stablecoin private, garantendo al tempo stesso tutela della privacy e sovranità monetaria. In un ecosistema sempre più popolato da soluzioni emesse da operatori privati e multinazionali, una CBDC europea ben progettata potrebbe costituire un pilastro di fiducia istituzionale, capace di attrarre utenti e integrarsi con le applicazioni digitali esistenti.

Tuttavia, il successo dell’euro digitale dipenderà da una serie di scelte chiave che l’Unione Europea dovrà affrontare nei prossimi mesi. In primo luogo, sarà determinante la decisione tecnologica: si opterà per un’architettura distribuita, come una blockchain, oppure per infrastrutture centralizzate? Anche il tema della privacy e del controllo sarà fondamentale: fino a che punto sarà garantito l’anonimato delle transazioni? Quali saranno i limiti al monitoraggio da parte delle autorità? Infine, tutto dipenderà dalla capacità di coinvolgere il pubblico, dalla fiducia che cittadini e imprese riporranno nel nuovo strumento e dalla sua integrazione fluida nei servizi bancari e digitali già in uso. Senza un’adozione diffusa, nessuna innovazione — per quanto ben progettata — potrà davvero trasformarsi in successo sistemico.

Italia e Regolamento MiCA: opportunità, sfide e prospettive strategiche

Anche l’Italia sarà pienamente coinvolta nell’attuazione del Regolamento MiCA, il primo quadro normativo europeo dedicato ai cripto-asset e alle stablecoin. Sebbene non si tratti di una novità assoluta per il nostro Paese, che già da alcuni anni ha adottato misure settoriali per regolamentare il comparto, l’entrata in vigore di MiCA segna una svolta epocale. Sarà necessario non solo applicare le nuove disposizioni europee, ma anche adeguare la struttura amministrativa e legale esistente per assicurare coerenza normativa e operatività.

Essendo un regolamento dell’UE, MiCA sarà direttamente applicabile senza bisogno di una legge nazionale di recepimento. Tuttavia, il legislatore italiano dovrà definire in modo puntuale le autorità competenti — con ogni probabilità la Banca d’Italia e la CONSOB — e i meccanismi autorizzativi e sanzionatori. Inoltre, sarà fondamentale armonizzare il nuovo quadro con normative già esistenti, come il Testo Unico della Finanza, la disciplina antiriciclaggio e la direttiva PSD2.

Il sistema italiano, in parte, si è già preparato a questa transizione. Nel 2022 è stato istituito presso l’OAM Organismo degli Agenti e dei Mediatori, il registro dei VASP, i prestatori di servizi su valute virtuali. Le imprese che offrono servizi di custodia, scambio o trasferimento di cripto-asset sono ora obbligate a registrarsi, adottare procedure antiriciclaggio e mantenere una sede operativa in Italia. Questo impianto normativo, pur non centrato sulle stablecoin, ha posto le basi per il recepimento di MiCA.

Regolamentazione stablecoin: il ruolo della autorità di vigilanza

In questo scenario, un ruolo cruciale spetta alle autorità di vigilanza. La Banca d’Italia ha più volte sottolineato i rischi legati a stablecoin non regolamentate, sollecitando un sistema prudenziale efficace. È anche attivamente coinvolta nello sviluppo dell’euro digitale, contribuendo ai lavori coordinati dalla Banca Centrale Europea. La CONSOB, invece, ha storicamente focalizzato la sua attenzione sulla tutela degli investitori, vigilando sulle offerte pubbliche di token e sulle piattaforme attive in Italia. Con MiCA, entrambe le autorità saranno protagoniste nella concessione delle licenze a fornitori di servizi su cripto-asset (CASP) e a emittenti di stablecoin.

L’attuazione del regolamento offre all’Italia una serie di opportunità importanti. Un quadro armonizzato può rendere il Paese più attrattivo per operatori europei e internazionali, a condizione che sia garantita chiarezza normativa e che vengano snellite le procedure autorizzative. Inoltre, grazie alla collaborazione tra banche, fintech, università e centri di ricerca, è possibile sviluppare un ecosistema fertile per l’innovazione, anche attraverso stablecoin regolamentate in euro.

Particolarmente promettente è l’uso di token euro-referenziati nei pagamenti pubblici e nei programmi di welfare. Un’infrastruttura regolata e trasparente potrebbe migliorare l’efficienza della spesa pubblica, rafforzando al contempo la fiducia dei cittadini negli strumenti digitali europei.

Tuttavia, non mancano sfide. La prima riguarda la capacità amministrativa delle autorità italiane, che dovranno ampliare competenze, risorse e strutture per poter assolvere ai nuovi compiti in un settore ad alta intensità tecnologica. Un secondo nodo è rappresentato dalla debolezza dell’ecosistema industriale italiano in ambito crypto, ancora poco sviluppato rispetto a quello di altri Paesi europei come Germania o Estonia. Il rischio concreto è che imprese e talenti scelgano di operare in giurisdizioni più rapide e favorevoli, lasciando indietro l’Italia.

A livello europeo, MiCA rappresenta un esempio di regolazione armonizzata, improntata a una logica precauzionale: si mira a prevenire rischi sistemici prima di incentivare l’adozione diffusa. Questo approccio garantisce certezza del diritto, condizioni uniformi per tutti gli operatori e maggiore protezione per consumatori e investitori. Tuttavia, la rigidità normativa e i lunghi tempi di implementazione potrebbero costituire un freno per l’innovazione, in particolare per le startup e i progetti decentralizzati.

Una questione strategica che va oltre i confini dell’Unione è il tema dell’extraterritorialità normativa. Le imprese statunitensi, come Circle o PayPal, possono emettere stablecoin in dollari che circolano globalmente, raggiungendo anche il mercato europeo. Al contrario, gli operatori europei sono tenuti a rispettare i requisiti MiCA, anche se operano al di fuori dei confini comunitari. Questa asimmetria rischia di penalizzare l’Europa sul piano competitivo, a meno che non vengano create alternative valide, come l’euro digitale o stablecoin regolamentate euro-referenziate.

Regolamentazione stablecoin, una sfida anche geopolitica

Ma la sfida è anche geopolitica. Le stablecoin ancorate al dollaro rafforzano la proiezione globale della valuta statunitense, alimentando una nuova forma di “dollarizzazione digitale”. Se l’euro non riuscirà a proporsi come moneta digitale di riferimento, rischia di essere marginalizzato proprio nei contesti in cui dovrebbe guadagnare rilevanza. La posta in gioco è alta: si tratta non solo di competere nell’economia dell’innovazione, ma di difendere la sovranità monetaria europea in un nuovo ordine globale sempre più digitale.

Per affrontare queste sfide, l’Unione e gli Stati membri dovranno agire in modo coordinato, combinando regolazione, sviluppo tecnologico e politiche pubbliche. L’Italia ha l’opportunità di contribuire a questa trasformazione, ma dovrà muoversi con visione strategica, capacità di esecuzione e spirito di collaborazione pubblico-privata. Le scelte fatte oggi influenzeranno non solo il futuro della moneta, ma anche quello dell’economia europea nel suo complesso.

L’Europa di fronte alla sfida della regolamentazione stablecoin: una risposta multilivello

L’affermazione delle stablecoin come infrastruttura di pagamento globale, spesso nelle mani di attori non europei, rappresenta una sfida strategica che l’Unione Europea deve affrontare con una risposta multilivello. Non basta regolamentare: serve una strategia condivisa che coinvolga istituzioni comunitarie, autorità nazionali, banche centrali, imprese tecnologiche e ricerca pubblica, per rafforzare la sovranità monetaria e promuovere l’innovazione.

Accelerare lo sviluppo dell’euro digitale

Il primo passo fondamentale è accelerare lo sviluppo dell’euro digitale, l’alternativa pubblica alle stablecoin private. Il suo lancio dovrebbe avvenire al più presto in una versione essenziale ma operativa, garantendo privacy, inclusione e interoperabilità. L’euro digitale va integrato nei sistemi di pagamento pubblici — ad esempio per l’erogazione di bonus, pensioni o rimborsi fiscali — e distribuito attraverso una rete mista di banche e fintech, così da unire affidabilità e innovazione.

Favorire l’emissione di stablecoin regolamentate in euro

Accanto a ciò, è cruciale favorire l’emissione di stablecoin regolamentate in euro (EMT), conformi a MiCA e facilmente convertibili. L’Unione dovrebbe incentivare operatori autorizzati, promuovendo l’uso di queste soluzioni nei pagamenti digitali, nel commercio elettronico e nei servizi pubblici. In prospettiva, si potrebbe valutare l’introduzione di una stablecoin pubblica euro-referenziata, emessa da un ente statale o sovranazionale, a complemento dell’euro digitale.

Rafforzare l’infrastruttura digitale europea

Per supportare queste iniziative, è necessario rafforzare l’infrastruttura digitale europea. L’espansione della rete EBSI, la piena integrazione normativa tra MiCA, PSD3 e il DLT Pilot Regime, e la creazione di wallet interoperabili euro-native sono elementi chiave per rendere l’Europa competitiva in un ecosistema monetario sempre più tokenizzato.

Sostenere la competitività delle imprese europee

Tuttavia, l’innovazione non può avanzare senza sostenere la competitività delle imprese europee. Servono ambienti sperimentali (sandbox) nazionali per startup e PMI, specialmente nei settori ad alto potenziale come logistica, supply chain e pubblica amministrazione. È altrettanto importante evitare che l’attuazione del MiCA diventi troppo rigida o burocratica, scoraggiando l’adozione di nuove soluzioni. In quest’ottica, la creazione di consorzi pubblico-privati potrà facilitare lo sviluppo di standard comuni e l’interoperabilità tra stablecoin ed euro digitale.

Partecipare attivamente alla governance monetaria digitale globale

Sul piano internazionale, l’Unione Europea deve partecipare attivamente alla governance monetaria digitale globale. Ciò significa avviare un dialogo strategico con altri attori regolatori (come USA, Regno Unito, Svizzera, Singapore) e assumere un ruolo di primo piano nei tavoli di standardizzazione tecnica e giuridica (BIS, ISO, UN/CEFACT). L’obiettivo è costruire un ecosistema di interoperabilità CBDC-to-stablecoin, basato su legalità, sicurezza e tracciabilità.

Investire nella formazione e nella cultura digitale

Infine, è fondamentale investire nella formazione e nella cultura digitale. Servono campagne di alfabetizzazione finanziaria rivolte a cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, e l’inclusione di questi temi nei programmi scolastici e universitari per formare una nuova generazione di professionisti capaci di guidare la trasformazione.

In sintesi, l’Europa non può permettersi di restare indietro. Deve costruire un ecosistema monetario digitale sicuro, aperto e inclusivo, in cui le stablecoin possano diventare non una minaccia, ma uno strumento di leadership.

Conclusioni

Nel corso dell’articolo abbiamo analizzato in profondità l’evoluzione normativa e tecnologica delle stablecoin, mettendo a confronto i diversi approcci adottati negli Stati Uniti e nell’Unione Europea, con uno sguardo attento agli impatti sul contesto italiano, al progetto dell’euro digitale e alle implicazioni geopolitiche che si riflettono oggi nel commercio internazionale e nei futuri equilibri monetari globali.

Negli Stati Uniti, il modello è dominato da una logica decentralizzata e sperimentale, fortemente orientata al mercato e sostenuta da una leadership privata. Le normative sono frammentate tra agenzie federali e autorità statali, ma proprio questa pluralità ha consentito un’accelerazione dell’innovazione, con l’emersione di attori globali nel settore delle stablecoin.

L’Unione Europea, al contrario, ha scelto un approccio centralizzato, prudenziale e armonizzato, incarnato dal Regolamento MiCA, che punta a garantire trasparenza, sicurezza giuridica e protezione dei consumatori. Ma soprattutto, mira a difendere la sovranità monetaria europea, in un contesto in cui la tecnologia minaccia di redistribuire il potere tra soggetti pubblici e privati.

Proprio in questo quadro emergono le stablecoin denominate in dollari come elemento critico: rappresentano una minaccia sistemica per il ruolo dell’euro e rischiano di innescare fenomeni di dollarizzazione digitale, anche all’interno dell’Unione, se non verranno introdotte alternative europee credibili e regolamentate.

L’euro digitale potrebbe rappresentare la risposta più efficace a questa sfida, a patto che venga sviluppato e implementato con tempestività, attraverso un’infrastruttura interoperabile, aperta all’integrazione con servizi bancari e commerciali, e dotata di una governance multilivello, in grado di bilanciare gli interessi dei cittadini, delle istituzioni e del mercato.

In questo contesto, anche l’Italia può giocare un ruolo importante. Pur non essendo al momento uno dei Paesi guida nel settore crypto, ha l’opportunità di posizionarsi come ambiente favorevole all’innovazione regolamentata, grazie all’applicazione piena ed efficiente del MiCA, a una regia pubblico-privata ben coordinata e al coinvolgimento attivo di banche, imprese tecnologiche, pubbliche amministrazioni e centri di ricerca.

Le scelte che verranno compiute nei prossimi mesi determineranno se l’Europa — e con essa l’Italia — sarà in grado di guidare la trasformazione dell’economia monetaria digitale o se resterà vincolata a una posizione subalterna, nella quale le regole e gli strumenti saranno decisi altrove.

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