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L’AI candidata sindaca a Taranto: D’Amico è un test per la politica partecipativa



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Anna Luce D’Amico è un progetto politico basato sull’AI e sulla politica partecipativa. Nato a Taranto, potrebbe rappresentare un modello innovativo per altre città italiane. Il suo programma si basa su dati, trasparenza e coinvolgimento dei cittadini

Pubblicato il 31 mar 2025

Andrea Santoro

fondatore di Santoro Comunicare

Pierluca Tagariello

direttore della Comunicazione Istituzionale di Roma Capitale



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Anna Luce D’Amico è comparsa qualche giorno fa, dal nulla, all’improvviso, sulla scena politica di Taranto, città che verrà chiamata nuovamente al voto il prossimo maggio.

La sua candidatura è stata immediatamente percepita come un progetto politico innovativo, nato nella attuale congiuntura politica tarantina, ma dotato di un potenziale che va oltre i confini della città pugliese. Perché Anna Luce non è una persona in carne e ossa, ma la creazione di varie piattaforme di intelligenza artificiale, anche se costituisce un’idea concreta di una politica che si basa sulla trasparenza, sulla partecipazione dal basso e sulla risoluzione pragmatica dei problemi.

Politica partecipativa e intelligenza artificiale: il caso Anna Luce D’Amico

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Insieme a un gruppo di cittadini, legati a Taranto e alla Puglia, abbiamo ideato e dato vita a questa inedita figura politica perché sentivamo l’esigenza di riportare la discussione sui contenuti e sulle soluzioni, anziché su dinamiche personalistiche e di potere. Il suo nome, la sua immagine e persino la sua biografia sono stati costruiti attraverso un processo collettivo che ha coinvolto esperti di comunicazione istituzionale e politica, attivisti, giornalisti, esponenti della società civile, di Taranto e non, che, sfruttando le potenzialità dell’intelligenza artificiale, ne hanno modellato il profilo, la biografia e anche la sua immagine in base alle esigenze reali della città.

La scelta è ricaduta su una donna “normale”, ancorché virtuale che, con un programma estremamente concreto, ha l’obiettivo di superare le barriere della politica tradizionale e di offrire una visione alternativa che possa ispirare anche altre città italiane.

Paradossalmente Anna Luce D’Amico sembra più vera di tanti candidati che praticano da anni il piccolo cabotaggio sulla scena politica ionica. Ha una data di nascita (è del 1972) e un’estrazione modesta, ha abitato in un quartiere popolare di Taranto all’interno di una famiglia che le ha trasmesso il valore del lavoro manuale e dell’istruzione come strumento di emancipazione. Per questo ha seguito corsi di studio regolari: liceo, università, un master. Ha scelto di lavorare a Taranto per occuparsi di politiche urbane, di sviluppo sostenibile e di impegnarsi nella società tarantina, collaborando con associazioni ambientaliste, sindacati di base e realtà culturali, senza però mai legarsi a partiti o a lobby.

Anna Luce D’Amico, una provocazione politica

Insomma, Anna Luce è certamente una provocazione politica, ma anche una proposta seria e strutturata. Il suo programma si basa su dati, analisi e su un’interazione costante con i cittadini. Le sue linee guida affrontano i nodi centrali della crisi politica ed economica di Taranto: salute e ambiente, lavoro e sviluppo economico, trasparenza e partecipazione, mobilità e infrastrutture, istruzione e giovani, sicurezza e qualità della vita.

A differenza di tante proposte e promesse elettorali spesso vaghe o irrealizzabili, il programma di Anna Luce si fonda su azioni misurabili. Tra i punti chiave ci sono la bonifica ambientale basata su dati scientifici, il controllo trasparente della qualità dell’aria e dell’acqua, la riconversione industriale sostenibile, la creazione di un hub per start-up e innovazione, il potenziamento del trasporto pubblico, un piano di manutenzione straordinario per le infrastrutture urbane e soprattutto una call to action a tutte le realtà positive della città per sfruttare quell’enorme serbatoio di opportunità che è il mare.

Strumenti digitali e trasparenza: il cuore della politica partecipativa

Un elemento particolarmente distintivo è il focus sulla partecipazione: Anna Luce propone strumenti digitali per il dialogo con i cittadini, l’open data per garantire trasparenza e un bilancio partecipativo che permetta alla comunità di decidere come allocare parte del budget comunale.

L’idea di Anna Luce D’Amico nasce in un contesto di profonda instabilità politica per Taranto. Negli ultimi anni, la città ha visto susseguirsi amministrazioni fragili, giunte che cadono prima della fine del mandato, cambi di maggioranza repentini e un senso diffuso di sfiducia tra i cittadini. A tutto ciò si aggiunge una crisi economica e sociale che richiede risposte immediate e concrete.

Il collettivo Wu Mingh’ie e la politica partecipativa a Taranto

Di fronte a questa situazione, il nostro gruppo, che abbiamo chiamato “Wu Mingh’ie“ – prendendo spunto da Wu Ming, il collettivo di scrittori italiani fondato a Bologna nel gennaio del 2000 – ha deciso di immaginare un’alternativa. Grazie al supporto di strumenti di intelligenza artificiale, è stato possibile analizzare le principali criticità della città, studiare modelli di governance efficaci e costruire un programma realistico e attuabile. L’AI ha anche avuto un ruolo nella scelta del nome: “Anna Luce D’Amico”, nato dopo un’elaborata analisi dei nomi e cognomi più frequenti a Taranto, con un evidente richiamo all’idea di una politica illuminata, vicina ai cittadini e priva di oscuri giochi di potere.

La biografia di Anna Luce è stata modellata per rappresentare il meglio delle competenze e delle esperienze che un buon amministratore dovrebbe avere, senza le distorsioni tipiche delle carriere politiche tradizionali. Anche l’immagine di Anna Luce, utilizzata per la comunicazione del progetto, è stata creata attraverso un processo che ha coinvolto AI e design partecipativo.

Da Taranto al resto d’Italia: un modello replicabile di politica partecipativa

Anna Luce decide di scendere in campo a Taranto, città simbolo di contraddizioni e potenzialità inespresse. Qui, il progetto mira a dimostrare che una politica basata su dati e partecipazione può funzionare meglio dei tradizionali schieramenti partitici. Ma l’ambizione di chi ha creato Anna Luce non si ferma ai confini cittadini. Il modello che proponiamo potrebbe essere replicato in altre realtà italiane, dove la politica tradizionale, a causa di una classe dirigente di non eccelsa qualità, ha perso credibilità e la partecipazione elettorale è in calo. La possibilità di costruire figure politiche simboliche, ma con programmi concreti e verificabili, potrebbe rappresentare una svolta per il modo in cui la politica viene percepita e praticata.

Per questo Anna Luce D’Amico non è solo una risposta ai problemi di Taranto, ma una sperimentazione di politica partecipativa che potrebbe ispirare altre città. La sua forza sta nell’unione di una tecnologia potenzialmente alla portata di tutti con la partecipazione civica e la concretezza programmatica. In un’epoca in cui la politica tradizionale fatica a coinvolgere i cittadini, modelli come questo potrebbero contribuire a ricostruire la fiducia e a portare nuove energie nel dibattito pubblico.

Naturalmente siamo convinti l’uso dell’intelligenza artificiale non sostituisca il ruolo umano, ma debba supportarlo, offrendo strumenti per analizzare problemi, costruire soluzioni e comunicare in modo efficace. La possibilità di creare figure politiche “open source”, in cui più persone possono contribuire alla definizione di un’agenda pubblica, potrebbe rappresentare un’evoluzione della democrazia stessa.

Se Anna Luce D’Amico riuscirà a catalizzare un dibattito su questi temi, avrà già ottenuto un risultato importante. Se poi il suo programma troverà applicazione, nei modi che un’elezione reale renderà possibili, Taranto potrebbe diventare un laboratorio di innovazione politica per tutta l’Italia.

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