La disponibilità immediata di immagini e video pornografici in età preadolescenziale, sui tablet e sugli smartphone di ragazzi e ragazze, porta spesso a un incontro molto precoce con la vita sessuale e soprattutto a mettere ingenuamente in atto gli scenari dei quali viene presa visione. Li spinge a provare a destreggiarsi nella complessità emotiva e affettiva tipica dell’amore e del desiderio umano attraverso l’imitazione di un modello di sessualità che vedono tramite gli schermi.
Pornografia e psicoanalisi
Alcuni anni or sono, concludendo un Congresso dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi, una fra le più ampie organizzazioni internazionali di analisti, Jacques-Alain Miller parlava estesamente di quanto la pornografia sia entrata negli studi dei clinici. Argomenti relativi alla pornografia divengono in effetti materiale di lavoro da parte di molti pazienti: qualcuno ne parla per la propria dipendenza dai video hard, alcune donne hanno scoperto con angoscia o delusione la cronologia delle ricerche sullo smartphone del partner, certe coppie la utilizzano come stimolo estemporaneo per ravvivare la propria eccitazione dopo una fase di calo della passione carnale, altri ancora non ne possono fare a meno per raggiungere l’orgasmo con l’autoerotismo.
La pornografia non costituisce un’invenzione del mondo contemporaneo. Basti ricordare i disegni di stampo pornografico che possiamo tuttora vedere visitando le vie dell’antica Pompei e la celebre “Villa dei misteri”: il demone del pudore fa qui intravedere qualcosa dell’elemento fallico intorno al quale ruota lo scenario del desiderio. D’altronde, fino a pochi anni or sono erano le riviste cartacee ad assolvere una funzione di informazione fra giovani alle prese con un moralismo esacerbato.
Tuttavia, pur non essendo affatto una novità indotta dal digitale, senza dubbio la facilità di accesso a certi filmati sul web ha sdoganato la pornografia e l’ha resa immediatamente fruibile anche da minorenni, persino in età preadolescenziale. L’utilizzo dello smartphone o del computer da parte di preadolescenti fa sì che il primo incontro con i video pornografici avvenga più presto rispetto al passato.
Studi recenti hanno mostrato quanto i minorenni siano già esposti alla visione della pornografia. Ricercatori dell’Università dell’Indiana, nel 2021, hanno indicato in circa un 80% il numero di adolescenti a contatto con video pornografici. Alcuni anni prima, un’altra ricerca statunitense riportava di un 42% di ragazzi persino di 10 anni già abituati a vedere scene pornografiche. Dati analoghi vengono riferiti in ricerche del Nord Italia, della Grecia, in Australia, in Svizzera, in Germania, in Israele. In tutto il mondo avanzato, là dove adolescenti e preadolescenti hanno modo di accedere senza controllo al web, i dati sono uniformemente significativi e allarmanti.
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Sulla differenza fra immagine e fantasia
Un primo livello nel quale la pornografia appare incidere è quello delle pratiche masturbatorie, diffuse in ogni fascia d’età ma soprattutto nel periodo dello sviluppo. Già Freud sottolineava il ruolo del mantenimento di una relazione oggettuale, in soggetti privi di un legame d’amore, attraverso la fantasia; differenziava questa posizione da quanto avviene in molti casi di psicosi nei quali la libido viene radicalmente riportata sull’io o sulla propria immagine speculare. Ne abbiamo scritto nel libro “Bucare lo schermo. Psicoanalisi e oggetti digitali” (Alpes, Roma, 2021) ricordando quanto l’incontro fra i corpi giunga a bucare quella fissazione sugli schermi specifica delle giornate trascorse dinanzi alla televisione ma oggi più spesso al computer, al tablet o allo smartphone. Siamo tuttavia in un’epoca nella quale la costruzione di fantasie erotiche si riduce a seguito del propagarsi di immagini erotiche e pornografiche. Si constata la preponderanza dei modi di accedere al godimento servendosi di questi video a scapito della fantasia.
A un secondo livello, la reiterazione di questi video si traduce in pratiche sessuali sempre più spesso centrate sull’identificazione con i vari personaggi di questi filmati o con un’imitazione di tali pratiche.
Byung-Chul Han, filosofo coreano che insegna all’Università di Berlino, descrive la nostra società con la definizione di società della trasparenza e porta proprio l’esempio della pornografia come emblema di un mondo nel quale si può vedere tutto. Precisa che in un contesto nel quale siamo tutti spettatori tende letteralmente a venire meno il rispetto. Spectare, in latino, vuol dire appunto guardare. Distogliere lo sguardo vuol dire rispettare. Abbassare lo sguardo costituisce una forma di rispetto.
Sarebbe tuttavia ingenuo credere che la disponibilità immediata di fotografie o video pornografici abbia eliminato la tendenza soggettiva a costruire un proprio immaginario sessuale. In effetti, i fruitori della pornografia sono soliti cercare sui motori di ricerca e su siti del settore categorie ben precise. Per esempio, tra gli utenti di Pornhub in Italia, nel 2021, al primo posto vi è la ricerca di video in italiano il che potrebbe indicare una predilezione per scene delle quali si capiscono più i facilmente i brevi dialoghi, spesso stringati e laconici tanto da concretizzarsi soltanto in insulti degradanti. Altre categorie specifiche delle pratiche sessuali sono invece MILF, che si riferisce all’attrazione per madri o comunque per donne mature, e i rapporti anali.
In effetti, questa spinta verso un dettaglio che riesca ad attizzare il desiderio e l’eccitazione sino a condurre all’orgasmo attraverso scenari proposti dai siti di dominazione oppure da quelli relativi al sesso di gruppo oppure ancora da quelli che si focalizzano sulla fellatio, si ritrova anche al di là della pornografia. La si incontra frequentemente nelle app di dating sia sul versante eterosessuale con Tinder oppure Meetic sia in quelle gay come Grindr oppure Romeo. La ricerca dei partner con i quali fare sesso in webcam o con i quali incontrarsi è orientata dal match che facilita l’incontro. Non si stringe amicizia con chiunque, non si instaura un legame con qualsiasi persona. Vi sono dei criteri inconsci che orientano gli adolescenti nella loro vita sessuale, persino quando questa rimane a un livello masturbatorio dinanzi agli schermi. Alcune ragazze si orientano verso l’uomo più adulto, a volte sposato; certi ragazzi gay sono attratti da immagini del profilo relative a coetanei con il petto muscoloso e glabro; altri ancora si sentono portati alla fruizione compulsiva di immagini di donne appunto più mature, presumibilmente esperte dell’arte erotica e dotate di malizia.
Le pratiche sessuali
Contrariamente a quanto asserisce uno stereotipo obsoleto, il mondo della pornografia attrae non soltanto i maschi ma anche diverse ragazze. Hanno infatti suscitato un certo scalpore alcune recenti dichiarazioni della cantautrice statunitense Billy Eilish, attualmente ventenne. A torto o a ragione, ha attribuito alla fruizione della pornografia fin dalla preadolescenza la propria tendenza a non dire di no a pratiche sessuali che non gradiva. Pensava infatti di imparare a destreggiarsi nella complessità emotiva e affettiva tipica dell’erotismo umano attraverso l’acquisizione di un modello che diventava alla sua portata tramite gli schermi. Credeva dunque di dover essere attratta da pratiche, viste in tale contesto, da lei stessa descritte come violente e abusive.
La sua vita sessuale, anziché risultare piacevole, veniva dunque sottoposta al regno del dovere, diventava un dovere dettato dal Super-Io. Interessante e molto significativa la sua reazione che si estrinsecava particolarmente nella produzione di propri incubi: il sogno veniva considerato da Freud la via regia per giungere all’inconscio, forse la più comune formazione dell’inconscio nella sua caratteristica di appagamento del desiderio ma, quando diventa incubo, acquisisce soprattutto una funzione di risveglio. Un incubo sveglia dal torpore, scuote dal desiderio di dormire e permette di cogliere più nitidamente qualcosa che restava riparato da una fasulla rassicurazione.
Onlyfans
Tra i siti web dalla linea poco restrittiva quanto alla pubblicazione di foto senza veli vi è Onlyfans. Ideato nel 2016 in Inghilterra, ha avuto crescenti riscontri quanto alla produzione di contenuti hard visibili a utenti che pagano un abbonamento mensile. Non di rado le creatrici di tali immagini sono ragazze dilettanti che si approcciano al mondo dell’erotismo online. Fidelizzano i loro clienti, per esempio attraverso Instagram dove propongono post e stories provocanti rinviando a un contatto più intimo su Onlyfans. Viene loro retribuito un 80% del fatturato mentre il 20% viene trattenuto dall’azienda. Dal 2021, Onlyfans ha modificato la propria politica vietando la pubblicazione di contenuti a carattere pornografico. Onlyfans, per la legislazione britannica, è riservato a chi ha compiuto i 18 anni: chi si iscrive invia un selfie per comprovare a grandi linee di aver raggiunto la maggiore età ma, come avviene per molti social network, non è raro l’aggirare queste normative magari avvalendosi dell’identità di amici leggermente più adulti.
Alcune giovani donne riferiscono una sorta di compulsione nel pubblicare queste immagini e nel produrre certi reel su Instagram. Ne parlano come di una sorta di dipendenza dal like, dal riconoscimento da parte di alcuni ragazzi, dal sentirsi desiderate, dal sapere di suscitare eccitazione ben più che dal riscontro economico. Dipendenza reciproca a quella del fruitore compulsivo di materiale hard, in una sorta di perfetto incastro. Diversi clinici hanno constatato l’affinità fra le due forme di addiction. Nel 2014, una ricerca della psichiatra Valerie Voon e di suoi collaboratori dell’Università di Cambridge rivolta a un gruppo di 19 pazienti caratterizzati dal sintomo della compulsione sessuale che comprendeva anche un gruppo di controllo con 19 persone senza questo sintomo ha riscontrato nei primi un’attivazione di parti del cervello come l’amigdala come avviene con i tossicomani mostrando loro immagini di droghe.
La dimensione compulsiva sembra tanto più marcata in età puberale là dove si assiste a un incremento della pulsionalità in correlazione con le trasformazioni corporee. Sarebbe moralistico, oltre che inefficace, puntare a sradicare la pulsione che costituisce invece un concetto fondamentale della psicoanalisi e un punto di vitalità essenziale per l’essere umano. Senza la pulsione, il soggetto umano tende a spegnersi. E’ proprio la pulsione che permette al soggetto di rintracciare una propria posizione nel confronto con il proprio corpo.
Conclusioni
Sarebbe fondamentale che genitori, insegnanti, istituzioni educative parlassero apertamente dei cambiamenti corporei e dello sviluppo della vita sessuale con i preadolescenti, utilizzando delle accortezze e il giusto tatto. I progetti di sensibilizzazione su argomenti relativi all’affettività e alla sessualità, già presenti in special modo nelle scuole, andrebbero finanziati e ampliati anzichè svolti in forma succinta e con risorse spesso insufficienti. Gli sforzi per contrastare la pulsione si dimostrano vani quando non esplicitamente nocivi. Si tratta piuttosto di sostenere le vie verso la sublimazione della pulsione stessa, senza necessariamente giungere al soddisfacimento immediato; ogni soggetto in età evolutiva potrà trovare esperienze sublimatorie nella musica, nello sport, nella lettura, nella scrittura, nell’arte oppure appunto nello scattare fotografie o nella produzione di video. Senza moralismo alcuno.