Industria 4.0 e PA digitale sono due facce della stessa medaglia: l’innovazione, per essere di successo deve andare di pari passo su entrambi i fronti. Il Piano Calenda rappresenta una positiva accelerazione che favorisce gli investimenti in tecnologia da parte delle imprese. Positiva è anche la certezza data dal fatto che, una volta approvato, si tratta di un provvedimento dal carattere subito attuativo. La procedura del credito fiscale, utilizzabile comunque solo dalle aziende in utile, ha infatti il vantaggio di avere un effetto sui risultati aziendali in modo automatico.
Sul fronte della Pubblica Amministrazione è importante segnalare che nel 2015 la spesa in tecnologie digitali è tornata a crescere dello 0,5%, arrivando a 5,6 miliardi (fonte Assinform/Netconsulting); si è ancora in attesa di un vero piano organico, annunciato per fine anno.
Il piano industria 4.0 dimostra la capacità e la volontà da parte del Governo di promuovere gli investimenti da parte delle imprese e, anche sul tema della banda ultra larga, l’impressione è che il Governo stia procedendo secondo i piani annunciati che dovrebbero permettere un significativo miglioramento della competitività delle aziende italiane grazie all’utilizzo dei processi, delle tecnologie e delle infrastrutture digitali. Nel frattempo, l’Italia è però ancora solo 25esima su 29 Paesi europei censiti dal Digital Economy and Society Index (DESI), l’indicatore che misura lo stato di attuazione dell’Agenda Digitale in Europa, con forti ritardi da recuperare su diversi indicatori.
Per realizzare un grande piano di cambiamento del Paese è necessario che lo sforzo da parte delle imprese per crescere e innovare, sia accompagnato da uno analogo da parte delle istituzioni, in relazione all’organizzazione e ai processi interni.
Un esempio riguarda la formazione alle competenze digitali: la dichiarazione sottoscritta a Bratislava dai Paesi aderenti al programma europeo eSkills for Jobs, coordinato per l’Italia da Anitec, sottolinea proprio l’importanza dello sforzo congiunto fra imprese e governi nell’attuazione delle best practice, a partire dalla scuola e dall’università.
A partire infatti dalla formazione possiamo accorciare la filiera fra progettazione, produzione e distribuzione. È un dato di fatto la mancanza di figure manageriali con una buona formazione alle competenze digitali. Non per nulla proprio l’indagine conoscitiva sull’industria 4.0 condotta dalla Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati individua nel management il principale nodo per l’attuazione della cosiddetta quarta rivoluzione industriale.
Uno dei punti del piano Calenda che merita maggiore attenzione è quello riguardante i centri di competenza: la loro scelta dovrà chiaramente ricadere sulle competenze territoriali specifiche, a seconda dei distretti industriali e in stretta connessione con le università. Va purtroppo segnalato che il disegno di legge di bilancio non prevede un’allocazione diretta di risorse per la loro creazione.
Il piano del Governo promuove un sistema industriale maggiormente cooperativo al proprio interno e che, grazie all’innovazione digitale, supera le proprie criticità dimensionali, caratteristiche di un tessuto nazionale basato sulle PMI. Con l’industria 4.0 possiamo, in buona sostanza, raggiungere l’obiettivo di una vera creazione di distretti industriali e di cluster produttivi, elementi necessari al fine di rilanciare la competitività del sistema-Paese. È però importante che risorse adeguate vengano subito messe a bilancio e anche la trasformazione della PA si concretizzi in cambiamenti concreti.