scenario

Fascicolo virtuale dell’operatore economico, lo stato dell’arte nel nuovo Codice appalti



Indirizzo copiato

Nel nuovo Codice appalti il Fvoe – Fascicolo virtuale dell’operatore economico assume un ruolo più rilevante, tuttavia ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere

Pubblicato il 27 nov 2024

Francesco Oliveiro

QLT Law&Tax Studio legale e tributario associato



lavoro digitale (1) concordato fiscale appalti

Tra gli strumenti previsti dal nuovo Codice appalti c’è anche quello del Fascicolo virtuale dell’operatore economico (Fvoe), gestito dall’ANAC, che assolve il compito di fornire un quadro completo sullo status degli operatori economici. Infatti, per il tramite del fascicolo, le stazioni appaltanti possono verificare l’assenza delle clausole d’esclusione ed il possesso dei requisiti dei singoli concorrenti.

A ben vedere il FVOE era uno strumento noto già sotto la vigenza del vecchio Codice, ma lo troviamo oggi in larga parte modificato (sia nell’interfaccia grafico, sia in alcune specifiche funzionalità, tant’è che anche ANAC distingue tra il vecchio FVOE 1.0 ed il nuovo FVOE 2.0) e con un ruolo decisamente più centrale rispetto al passato.

Il nuovo ruolo del FVOE

Se, infatti, si tiene a mente che la Stazione appaltante non possa procedere con l’aggiudicazione della gara sino a quando non abbia effettuato il controllo circa il possesso dei requisiti, ben si comprende l’importanza del fascicolo virtuale. Nei primi mesi di applicazione, tuttavia, il risultato è stato ben al di sotto delle aspettative. Anzitutto, c’è stato un ritardo nel lancio del sistema: le norme sulla digitalizzazione, infatti, sono entrate in vigore il primo gennaio 2024 ma il sistema del FVOE è stato reso operativo solo dal 23 gennaio.

Il nodo dell’interoperabilità

In disparte il ritardo, il FVOE ha mostrato – sin da subito – moltissimi problemi in tema di interoperabilità con le banche dati digitali previste dal Codice e veri e propri blocchi di sistema che impedivano, addirittura, l’accesso al fascicolo stesso. A questo, poi, si è aggiunto anche qualche ritardo nell’aggiornamento delle Stazioni appaltati.

Tutto ciò ha avuto come conseguenza il forte ritardo nell’aggiudicazione di molte gare sicché il risultato ottenuto stato opposto a quello sperato: anziché consentire una maggiore speditezza, gli strumenti digitali hanno (molto spesso) aggravato il procedimento amministrativo e senza che le Stazioni appaltanti potessero avere altre vie di fuga.

Il correttivo del Governo

Non sorprende, allora, che alla prima occasione utile il Governo abbia scelto di correre ai ripari. Si legge nello schema del correttivo che, nell’ipotesi di malfunzionamento economico del FVOE, delle piattaforme, banche dati o sistemi di interoperabilità, le Stazioni appaltanti potranno comunque procedere con l’aggiudicazione entro 30 giorni, acquisendo una autodichiarazione da parte degli Operatori economici. L’intervento (se confermato) è di sicuro impatto ed apre il fronte a diverse riflessioni.

Anzitutto, e sotto questo profilo va sottolineato il merito del Governo, era necessario trovare una soluzione all’impasse in cui spesso le Stazioni appalti si sono trovate e questo con evidenti benefici sia per gli operatori economici sia – ovviamente – al pubblico interesse, anche nell’ottica del principio del risultato, ispiratore della riforma del nuovo Codice.

La frenata sul fronte della digitalizzazione

A fronte di questo, però, il tema digitalizzazione sembra subire una battuta d’arresto: in caso di malfunzionamento, le Stazioni appaltanti ben potranno bypassare tutti gli schemi digitali e procedere all’aggiudicazione, proprio come avveniva prima della digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti pubblici. Quel che, forse, si è sottovalutato è che la “rivoluzione digitale” richiede tempo e preparazione e non è sufficiente imporla per legge.

È evidente, infatti, che un corretto funzionamento di tutti gli strumenti digitali porterà un enorme beneficio ai soggetti coinvolti nei contratti pubblici ed alla collettività, ma è altrettanto evidente che questo passaggio debba avvenire con una gradualità che consenta – da un lato – alle persone coinvolte di apprendere competenze digitali sufficienti ad operare sulle piattaforme e, allo stesso tempo, di costruire sistemi e piattaforme digitali affidabili ed operativi.

EU Stories - La coesione innova l'Italia

Tutti
Analisi
Video
Iniziative
Social
Programmazione europ
Fondi Europei: la spinta dietro ai Tecnopoli dell’Emilia-Romagna. L’esempio del Tecnopolo di Modena
Interventi
Riccardo Monaco e le politiche di coesione per il Sud
Iniziative
Implementare correttamente i costi standard, l'esperienza AdG
Finanziamenti
Decarbonizzazione, 4,8 miliardi di euro per progetti cleantech
Formazione
Le politiche di Coesione UE, un corso gratuito online per professionisti e giornalisti
Interviste
L’ecosistema della ricerca e dell’innovazione dell’Emilia-Romagna
Interviste
La ricerca e l'innovazione in Campania: l'ecosistema digitale
Iniziative
Settimana europea delle regioni e città: un passo avanti verso la coesione
Iniziative
Al via il progetto COINS
Eventi
Un nuovo sguardo sulla politica di coesione dell'UE
Iniziative
EuroPCom 2024: innovazione e strategia nella comunicazione pubblica europea
Iniziative
Parte la campagna di comunicazione COINS
Interviste
Marco De Giorgi (PCM): “Come comunicare le politiche di coesione”
Analisi
La politica di coesione europea: motore della transizione digitale in Italia
Politiche UE
Il dibattito sul futuro della Politica di Coesione
Mobilità Sostenibile
L’impatto dei fondi di coesione sul territorio: un’esperienza di monitoraggio civico
Iniziative
Digital transformation, l’Emilia-Romagna rilancia sulle comunità tematiche
Politiche ue
Fondi Coesione 2021-27: la “capacitazione amministrativa” aiuta a spenderli bene
Finanziamenti
Da BEI e Banca Sella 200 milioni di euro per sostenere l’innovazione di PMI e Mid-cap italiane
Analisi
Politiche di coesione Ue, il bilancio: cosa ci dice la relazione 2024
Politiche UE
Innovazione locale con i fondi di coesione: progetti di successo in Italia
Programmazione europ
Fondi Europei: la spinta dietro ai Tecnopoli dell’Emilia-Romagna. L’esempio del Tecnopolo di Modena
Interventi
Riccardo Monaco e le politiche di coesione per il Sud
Iniziative
Implementare correttamente i costi standard, l'esperienza AdG
Finanziamenti
Decarbonizzazione, 4,8 miliardi di euro per progetti cleantech
Formazione
Le politiche di Coesione UE, un corso gratuito online per professionisti e giornalisti
Interviste
L’ecosistema della ricerca e dell’innovazione dell’Emilia-Romagna
Interviste
La ricerca e l'innovazione in Campania: l'ecosistema digitale
Iniziative
Settimana europea delle regioni e città: un passo avanti verso la coesione
Iniziative
Al via il progetto COINS
Eventi
Un nuovo sguardo sulla politica di coesione dell'UE
Iniziative
EuroPCom 2024: innovazione e strategia nella comunicazione pubblica europea
Iniziative
Parte la campagna di comunicazione COINS
Interviste
Marco De Giorgi (PCM): “Come comunicare le politiche di coesione”
Analisi
La politica di coesione europea: motore della transizione digitale in Italia
Politiche UE
Il dibattito sul futuro della Politica di Coesione
Mobilità Sostenibile
L’impatto dei fondi di coesione sul territorio: un’esperienza di monitoraggio civico
Iniziative
Digital transformation, l’Emilia-Romagna rilancia sulle comunità tematiche
Politiche ue
Fondi Coesione 2021-27: la “capacitazione amministrativa” aiuta a spenderli bene
Finanziamenti
Da BEI e Banca Sella 200 milioni di euro per sostenere l’innovazione di PMI e Mid-cap italiane
Analisi
Politiche di coesione Ue, il bilancio: cosa ci dice la relazione 2024
Politiche UE
Innovazione locale con i fondi di coesione: progetti di successo in Italia

Articoli correlati

Articolo 1 di 4