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Indagine forense su immagini digitalizzate, le strategie per i professionisti



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L’indagine forense su immagini digitalizzate presenta numerosi ostacoli che il professionista in ambito legale deve conoscere e può superare con il supporto di innovazioni come l’intelligenza artificiale

Pubblicato il 1 apr 2025

Lorella Lorenzoni

Grafologa forense

Bruna Pascali

avvocato grafologa forense esperta in accertamenti grafometrici



scrittura firma documenti indagine forense su documenti digitalizzati

La dematerializzazione ci pone davanti al complesso problema della riproducibilità delle immagini, che va oltre il comprendere la dicotomia copia o originale ma verte piuttosto sull’interrogarsi sulla moltiplicazione delle immagini e dei media digitali e come essi incidano sulle forme di conoscenza, sulla memoria ed esperienza estetica. Tale riflessione diviene ancora più significativa alla luce delle nuove tecnologie, che rendono difficile distinguere tra realtà e finzione e consentono la creazione di immagini realistiche a partire da un semplice input testuale o vocale.

D’altro canto è da considerare, come afferma Gombrich, che “l’occhio che guarda non è mai innocente” e quindi, quando osserviamo un’immagine, ci troviamo forse sempre e solo davanti ad un’interpretazione. La questione principale ruota intorno al modo in cui le immagini vengono percepite, interpretate e riprodotte: le immagini, infatti, non sono statiche ma hanno una complessa fenomenologia che si esprime attraverso diverse modalità di produzione, trasmissione e ricezione.

Nel suo carattere mediale e tecnologico l’immagine può generare anche realtà parallele: ad esempio la realtà virtuale (VR) attraverso immagini digitali immersive genera mondi alternativi con i quali gli utenti possono interagire.

Le immagini ed il paradosso della presenza e assenza

Le immagini secondo Pinotti Somaini[1] sono presenti grazie al loro supporto che le rende visibili e, nonostante ciò, mettono in scena un’assenza di cui sono l’immagine.

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Oggi le nuove tecnologie visive hanno introdotto un ampio grado di astrazione della nostra esperienza visiva tanto che non siamo più in grado di verificare la relazione tra un’immagine ed il suo modello. Si ha quindi più fiducia negli apparecchi ottici di quanto non ne abbiamo per i nostri occhi[2]

Immagini e aspetti celati

Le tecnologie moderne – come la fotografia a infrarossi – estendono la soglia del visibile (rendendo percepibile ciò che l’occhio nudo non vedrebbe). Ci troviamo così di fronte a immagini dove convivono elementi visibili chiaramente ed elementi normalmente invisibili, svelati dal dispositivo. Questo enfatizza l’idea che l’immagine è sempre un gioco di soglie: tra ciò che appare e ciò che è celato.

Il ruolo delle immagini nell’indagine grafo-tecnica e documentale in ambito forense

La qualità delle immagini è un fattore cruciale nella grafologia forense, in quanto l’esame tecnico si accompagna sempre ad un’analisi documentale e la risposta peritale può essere fortemente condizionata dalla qualità del materiale indagato.

Le criticità investono non solo la casistica relativa all’esame di documenti originali, ma anche i casi sempre più frequenti di indagine su documenti digitali, in assenza di originali cartacei. Sotto il profilo tecnico e metodologico, sono da considerare due aspetti fra loro concorrenti che incidono sull’efficacia e correttezza dell’analisi tecnica:

  1. L’esame ad occhio nudo del documento cartaceo originale può essere insufficiente a scoprire la falsificazione, se non accompagnato da un’analisi strumentale volta ad oggettivare, con immagini ad alta risoluzione, le caratteristiche apprezzabili nella sfera del “non visibile”;
  2. In caso di esame su documenti fotocopiati, scannerizzati o digitalizzati, la qualità dell’immagine può non essere idonea od ottimale per indagare ed accertare correttamente la dinamica del tracciato manoscritto e i dettagli del tratto grafico, ma anche le possibili manomissioni del documento.

Tali circostanze, unitamente ai rischi e limiti connessi alla efficacia/correttezza della risposta peritale, devono sempre essere contestualizzati rispetto al singolo caso ed evidenziati nella relazione tecnica.[3]

L’analisi tecnica su immagini digitalizzate

Negli ultimi anni la trasmissione e la circolazione dei documenti si è direzionata verso la sempre più frequente elaborazione in formato digitale, circostanza che agevola sia la condivisione che la fruizione degli stessi, anche attraverso dispositivi digitali (smartphone e tablet).

In ambito processuale, la “digitalizzazione” è un fenomeno in evoluzione, in quanto il passaggio dal fascicolo tradizionale cartaceo a quello digitale, aspetto ormai consolidato, coesiste ancora con la produzione documentale cartacea in corso di causa, soprattutto nel caso di accertamenti tecnici demandati all’ausilio del CTU.

E’ dunque onere del consulente tecnico nominato dal Giudice verificare, preliminarmente, che vi sia conformità tra la documentazione prodotta dalle parti in formato cartaceo (originale o fotocopia) e quella allegata digitalmente nel fascicolo; eventuali difformità possono produrre conseguenze rilevanti sia sotto il profilo tecnico che probatorio.

Ma come si svolge tecnicamente l’esame su documenti digitalizzati? Le criticità di tale indagine presuppongono un’adeguata preparazione tecnica da parte degli esperti che lavorano in questo settore, in quanto le insidie di una eventuale manipolazione sono molteplici. La qualità delle immagini è il primo fattore da considerare, in quanto anche la semplice scansione con bassa qualità può determinare distorsioni dell’immagine stessa o perdita di dettagli sia nella parte stampata che manoscritta. L’insidia è ancora maggiore se l’analisi riguarda documenti complessi, contenenti timbri, firme o tracciati sovrapposti tra stampa e manoscritto.

Le variabili chiave che determinano maggiori problemi nell’analisi tecnica sono: risoluzione dell’immagine e della scansione (numero dpi), qualità del colore, formato del file (es. formato immagine o pdf)[4].

Immagine che contiene schermata, testo, linea, DiagrammaIl contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.
Immagine che contiene testo, schermata, Diagramma, lineaIl contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

formato jpg formato pdf compressione dati

I rischi connessi all’elaborazione delle immagini

La facilità con cui le immagini possono essere elaborate, modificate, manipolate digitalmente, comporta un aumento esponenziale dei rischi connessi all’accertamento della provenienza, integrità e conformità ai documenti originali. Tale aspetto risulta cruciale in ogni indagine tecnica, soprattutto in ambito forense.

E’ doveroso considerare che esistono strumenti di miglioramento delle immagini, già integrati nei dispositivi di uso comune (es. smartphone) che prevedono l’applicazione di filtri, la riduzione del “rumore”, il miglioramento della luce e del contrasto, che possono alterare i dati originali.[5]

Qualsiasi alterazione dell’immagine, di fatto compromette l’integrità del file originario (documento) e può determinare errori di percezione-valutazione tecnica, oltre che inficiare la validità probatoria del documento stesso.

Le maggiori criticità sotto tale profilo includono le seguenti ipotesi:

  • Perdita di dati o informazioni presenti sull’originale, in quanto l’applicazione dei filtri, sebbene sia usata a fini migliorativi, potrebbe eliminare dettagli essenziali per la ricostruzione del tracciato grafico o stampa;
  • Le tecniche di compressione dei dati (che possono prevedere interpolazione degli stessi) comportano il rischio di introduzione di elementi grafici “mal interpretati” e non presenti nell’originale;
  • L’assenza dei cosiddetti “metadati” o l’inaccessibilità degli stessi, comporta maggiore difficoltà nell’accertamento della possibile alterazione o dell’intenzionalità della stessa.

AI e indagine forense su immagini digitalizzate

Tra le applicazioni più comuni ed accessibili vi è Magic Editor di Google, che permette di modificare le immagini con effetti realistici, attraverso l’intervento dell’intelligenza artificiale che va a rielaborare i contenuti armonizzandoli con i colori, i soggetti e gli sfondi della foto originaria. Ad esempio, è possibile spostare alcuni soggetti per correggere gli errori di inquadratura ed ottenere effetti esteticamente più gradevoli e senza percezione dell’alterazione.

In ambito forense, il consulente che utilizzi le immagini a fini dimostrativi, è tenuto ad acquisire le immagini in formato grezzo (raw), conservare gli originali in tale formato, renderle accessibili a tutti i consulenti/parti del giudizio, e documentare dettagliatamente ogni modificazione effettuata per migliorare la resa grafica.

Inoltre, un’analisi tecnica affidabile deve prevedere l’indagine sulla provenienza del documento digitale, la verifica delle proprietà del documento e un approfondimento sulla composizione dello stesso (es. se contiene sia stampa che manoscrittura) in quanto potrebbe essere stato oggetto di fotocomposizione o processo di copia/incolla digitale.

Le tecniche per la rilevazione di manipolazioni su immagini digitalizzate

Un’analisi completa deve prevedere l’indagine su vari aspetti connessi all’elaborazione digitale del documento, sia relativamente all’origine, che alla qualità, che ad eventuali incoerenze tra versioni, pixel, metadati.

L’analisi del colore e dei livelli di intensità può risultare efficace nell’accertare un’alterazione digitale, in quanto potrebbe evidenziare una discontinuità nell’istogramma dei colori.[6]

L’esame preliminare deve prevedere anche l’accertamento sulla esistenza o meno di versioni diverse dello stesso documento, che potrebbero far emergere aggiunte o manomissioni.

Poiché spesso vengono utilizzate tecniche di crittografia per la sicurezza dei documenti (HASH), è possibile confrontare l’impronta digitale dell’immagine con quella del documento originale, per verificare se vi siano state modifiche non autorizzate.

Alcuni documenti, inoltre, possono contenere filigrane, watermark o firme digitali: l’analisi accurata di tali componenti può essere cruciale nel determinare se vi siano state manipolazioni.

E’ fondamentale adattare l’analisi alla tipologia del documento e del formato dell’immagine: ad esempio nelle immagini JPEG – o altri formati compressi – è possibile verificare se sul documento vi sono diversi livelli di compressione che generano anomalie e che potrebbero essere indicativi di alterazione.

Esistono, infine, applicazioni e software specifici che consentono un’analisi mirata sui dati di acquisizione e creazione del documento, come il dispositivo con cui è stato creato, ma anche la cronologia delle modifiche.[7]

Un esempio pratico: Amped Authenticate

Altri software, realizzati in modo specifico per l’analisi forense, possono rilevare anomalie documentali attraverso l’esame approfondita dell’immagine in relazione alla struttura dei pixel e alla loro coerenza in tutto il documento.

Fra essi, ad esempio, Amped Authenticate, fornisce funzioni avanzate per l’analisi forense delle immagini, basate sull’analisi della struttura dei pixel, il rilevamento della manipolazione digitale ed esame dei metadati.

Tra le funzioni specifiche del software:

  • ELA – Error Level Analysis – analisi del livello di errore
  • Rilevamento delle modifiche al formato JPEG
  • Rilevamento immagini create con AI
  • Analisi e rilevamento incoerenze tra metadati

L’analisi dei documenti in formato PDF

Il formato PDF è uno standard condiviso e facilmente fruibile, che viene abitualmente utilizzato per la conservazione e trasmissione di documenti digitalizzati, anche in ambito forense. La facile condivisione e il limitato “peso” dei file PDF rendono tale formato ampiamente diffuso, ma non ne limitano i rischi di manipolazione.

I file PDF possono, infatti, essere facilmente modificati, mentre l’identificazione dell’alterazione può risultare piuttosto difficile, se non con l’ausilio di un tecnico specializzato.

Le possibili modificazioni possono riguardare le informazioni sul creatore del file, le date di modifica e i successivi passaggi nella trasmissione del documento. Inoltre, i file PDF possono contenere elementi nascosti di difficile accesso che potrebbero influenzare la disamina del documento.

Una delle maggiori criticità riguarda la presenza, all’interno del file PDF, di una o più firme digitalizzate, che dovrebbero garantire l’autenticità e integrità del file.

Sotto tale profilo, l’analisi documentale deve prevedere anche l’esame della firma in esso incorporata, del certificato associato, della coerenza tra data della firma e del documento (inclusa verifica della presenza di marca temporale), e del rispetto del corretto procedimento di acquisizione.[8]

Differenza tra il file PDF nativo e copie o scansioni di PDF

Sebbene il formato PDF sia ampiamente diffuso e facilmente condivisibile, può risultare difficile distinguere fra il documento “originale” e le successive copie o eventuali scansioni del documento originale, poi trasformate in PDF.

La distinzione può essere significativa o addirittura determinante nel caso di indagine forense sul documento, in quanto l’analisi tecnica dovrebbe essere effettuata sul documento cosiddetto ‘nativo’, equivalente all’originale, e non sulle copie, che potrebbero non contenere tutti i dati e metadati necessari per l’indagine e potrebbero non avere lo stesso valore probatorio.

Il PDF nativo è un file generato digitalmente da un software, generalmente Microsoft Word o altro programma di videoscrittura, e mantiene al suo interno un testo selezionabile, immagini vettoriali e metadati leggibili.

La qualità del file nativo è molto più elevata delle copie o scansioni, e consente di analizzarlo attraverso la ricerca testuale ed estrazione di dati, senza alcuna perdita di informazioni. Nel caso di scansione di PDF, il documento è una mera riproduzione digitale di un documento cartaceo acquisito con processo di scannerizzazione, per cui il contenuto ha le caratteristiche di un’immagine e può essere analizzata attraverso i sistemi OCR (sistema di riconoscimento ottico dei caratteri), ma non è possibile selezionare porzioni di testo.

Esistono, però, anche copie di file PDF non create attraverso scannerizzazione, ma con altri procedimenti, che in misura maggiore o minore ne riducono la qualità, la leggibilità e l’accesso ai metadati.

Le copie possono essere realizzate attraverso le seguenti procedure:

  • compressione o ottimizzazione del PDF originale, con riduzione della qualità di alcuni componenti e possibile perdita dei dati relativi a provenienza e modifiche;
  • utilizzo della funzione “stampa in PDF” o stampa virtuale: il file è apparentemente identico all’originale, ma perde i metadati, annotazioni e segnalibri;
  • conversione del file PDF in un altro formato (es. word) e successiva ricreazione in PDF; in questo caso il file potrebbe risultare incoerente nel layout, nei font, margini e immagini. Potrebbero essere rimosse le firme digitali e i metadati potrebbero risultare diversi o alterati;
  • modifica del file PDF originario con strumenti di editing avanzato, con conseguenti anomali nel testo e nelle immagini, cancellazione dei metadati. Tali manipolazioni possono essere individuate attraverso strumenti di analisi forense, specifici per le immagini.

Corretta gestione dei documenti digitalizzati per l’analisi forense

L’indagine su documenti digitalizzati, che spesso contengono all’interno sia testo stampato che manoscrittura, deve essere preceduta da un’analisi accurata delle caratteristiche strutturali, relative a formato, qualità dell’immagine, modifiche, integrità delle firme e dei certificati (firme digitali).

Analoghe cautele devono essere adottate dai consulenti tecnici nell’acquisizione delle immagini e nella tracciabilità di tutte le fasi di elaborazione, rendendo disponibili e facilmente accessibili, tutti i dati e metadati dei relativi file.[9]

Tra le indicazioni utili da seguire si segnalano:

  • uso di scanner e software per l’acquisizione di immagini di alta qualità (in grafologia forense scanner almeno 300 dpi);
  • conservazione dei file in formati privi di perdita di dati (TIFF, PNG);
  • documentazione dettagliata e tracciabilità delle operazioni;
  • verifica dell’integrità dei file attraverso l’esame dei metadati e tecniche di hashing per accertare l’autenticità.

Un’adeguata preparazione tecnica è essenziale per garantire un’analisi affidabile sia sul documento che sulle firme, manoscritte, digitali o grafometriche in esso contenute.

Lo scenario dell’indagine forense su immagini digitalizzate

L’elaborazione digitale delle immagini è un aspetto cruciale nelle indagini forensi su documenti e manoscritture, in quanto il rischio di manipolazioni o alterazioni – anche accidentali – è molto elevato e può compromettere l’efficacia della risposta peritale, oltre che il valore probatorio del documento stesso.

Se da un lato l’elaborazione digitale può migliorare la qualità delle immagini e, conseguentemente, la fase dimostrativa della relazione peritale, dall’altro una indagine sommaria o non approfondita sui documenti digitali oggetto di verifica potrebbe portare a risultati fuorvianti o totalmente errati, con notevoli rischi in ambito giudiziale.

E’ auspicabile, pertanto, che l’esame forense si attenga a procedure standardizzate e protocolli condivisi, che documentino dettagliatamente tutte le fasi di elaborazione e di analisi, nella prospettiva di una sempre maggiore affidabilità e condivisione della ricerca e dei risultati fra i vari esperti e professionisti del settore.

_ Bibliografia

Benjamin, Walter (1936). L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Trad. it. Torino: Einaudi, 2000.
Didi-Huberman, Georges (1990). Devant l’image: Questions posées aux fins d’une histoire de l’art. Paris: Minuit.
Gombrich, Ernst H. (1960). Art and Illusion: A Study in the Psychology of Pictorial Representation. London: Phaidon..

Magritte, René (1929). La trahison des images. Opera pittorica..

Mitchell, W. J. T. (1994). Picture Theory: Essays on Verbal and Visual Representation. Chicago: University of Chicago Press..

Pinotti, Andrea; Somaini, Antonio (2009). Teorie dell’immagine. Il dibattito contemporaneo. Milano: Cortina.
Wunenburger, Jean-Jacques (1997). Philosophie des images. Paris: PUF.
Barthes, Roland (1980). La chambre claire. Note sur la photographie. Paris: Gallimard. Trad. it. La camera chiara. Nota sulla fotografia, Torino: Einaudi, 1980.

_ Note

[1] Nel caso di indagine grafo-tecnica forense è necessario illustrare le procedure e gli esami strumentali, con tutte le eventuali elaborazioni delle immagini in post-produzione (a soli fini dimostrativi), l’indicazione delle specifiche della strumentazione e del comparto ottico (lenti, grado di magnificazione, tipo di filtri ecc). Ciò in quanto ogni fase della relazione peritale deve essere documentata e ripetibile da un qualsiasi altro esperto con analoghe competenze (revisione paritaria)

[2] Teoria dell’immagine, Dibattito contemporaneo a cura di Pinotti Somaini ed Cortina

[3] Op cit pag 89

[4] Enfsi BPM Ed. 2022, sui limiti dei documenti in copia, appendice 3, par. 9.6, pag 35

[5] Il formato pdf – necessario per l’allegazione dei documenti in ambito giudiziale, all’interno del fascicolo telematico – comporta automaticamente una perdita di informazioni e una riduzione della qualità dell’immagine

[6] Gli smartphone di ultima generazione integrano le funzioni dell’AI con veri e propri assistenti virtuali, fotocamere intelligenti per ottimizzare immagini e video, riconoscimento vocale e gestione della batteria. Le funzioni di IA generativa si basano su algoritmi di apprendimento automatico e reti neurali che analizzano i dati e si adattano alle abitudini dell’utente, prevedendo le esigenze e fornendo suggerimenti personalizzati. Tra le funzioni di elaborazione immagini, vi è la rimozione di riflessi e ombre, il riposizionamento degli oggetti, la creazione di sfondi personalizzati, la possibilità di spostare o rimuovere elementi o soggetti, riempendoli con l’IA.

[7] L’istogramma è un grafico che rappresenta la distribuzione dei toni di un’immagine, dalle ombre alle luci. Sull’asse orizzontale, troviamo la gamma tonale che va dal nero (a sinistra) al bianco (a destra), mentre l’asse verticale indica la quantità di pixel per ogni livello di luminosità. L’istogramma RGB separa i toni in tre canali di colore: rosso, verde e blu. È utile per analizzare la distribuzione dei colori e correggere dominanti di colore indesiderate.

[8] ExifTool è un software gratuito e open source che consente di leggere, scrivere e manipolare metadati di immagini, audio, video e PDF. È indipendente dalla piattaforma, disponibile sia come libreria Perl (Image :: ExifTool) sia come applicazione da riga di comando. ExifTool è comunemente incorporato in diversi tipi di flussi di lavoro digitali e supporta molti tipi di metadati tra cui Exif, IPTC, XMP, JFIF, GeoTIFF, Profilo ICC, Photoshop IRB, FlashPix, AFCP e ID3, nonché i formati di metadati specifici del produttore di molti fotocamere digitali. (fonte Wikipedia). Tale software consente di spostare i valori di data/ora relativi alle immagini, rinominare e organizzare i file in base alla data o altre meta-informazioni tra file anche di diversi formati, cancellare singole meta-informazioni, in blocco o singolarmente, creare backup di file modificati e molto altro ancora.

[9] La correttezza, integrità e validità del processo di firma deve essere accertata anche quanto il documento contenga una firma grafometrica; in tal caso è necessario, ove sia in corso un accertamento giudiziale, verificare la data e dispositivo di acquisizione e chiedere al Giudice l’autorizzazione all’estrazione dei dati biometrici.

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