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Carrozza: “Così la robotica cambierà la nostra vita (se l’Italia fa le mosse giuste)”

Dalle applicazioni industriali in grado di limitare le fatiche degli operai alle nuove frontiere della biorobotica: le applicazioni della robotica sono innumerevoli e potranno cambiare la nostra vita se si riuscirà a superare alcune criticità. Vediamo quali sono e cosa serve all’Italia per vincere la sfida

Pubblicato il 04 Dic 2018

Maria Chiara Carrozza

Professore di bioingegneria industriale Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, già ministro del Miur

robot di servizio sostenibilità robotica IAT

L’Italia potrà svolgere un ruolo di primo piano nel campo della robotica, sfruttando le sue moltissime eccellenze industriali, scientifiche e sociali, se crederà nella scienza, investirà nella ricerca e potenzierà l’interazione pubblico-privato, definendo ruoli precisi. Le sfide della robotica sono notevoli e  vincerle porterà benefici economici e sociali, ma serve un approccio “antidisciplinare”, lavorare unendo tutte le competenze necessarie per superare i problemi che attualmente ne limitano la funzionalità.

Le criticità da superare

In generale, il trend della robotica prevede una espansione del mercato dei robot per pubbliche relazioni e per intrattenimento, in cui il robot viene posto a contatto con le persone per entrare in relazione soprattutto cognitiva ingaggiando un ‘dialogo’. Da questo passaggio alla robotica sociale per uso domestico la strada è apparentemente molto breve, anche se prima di poter diffondere nelle case i robot, dovremmo essere certi della loro sicurezza nell’interazione fisica con gli umani ma anche della loro sicurezza informatica, per evitare che vengano pilotati da hacker senza scrupoli.

E’ anche importante sottolineare che non dobbiamo trascurare un’altra forma di pericolo connesso alla interazione cognitiva, perché il robot può anche rappresentare un interlocutore con cui stabilire una relazione potenzialmente insana esattamente come avviene con i giochi online che io guardo con molto sospetto perché possono indurre dipendenza. Come cittadina e genitore metto in guardia da queste forme di gioco e di intrattenimento.

Dall’industria alla sanità, le possibili applicazioni dei robot

Di contro, uno dei settori di massima espansione del mercato è attesa nell’ambito della robotica indossabile per applicazioni industriali. In questo caso il robot indossabile diventa un esoscheletro, cioè un supporto esterno al sistema muscoloscheletrico che sostiene e compensa posizioni difficili per quanto riguarda la postura rispetto alla gravità, che sono richieste quando si deve manipolare a braccia sollevate in operazioni industriali. Il robot sostiene, compensa ed aiuta, limitando la fatica per l’operaio.

Un’altra applicazione utile, che mi aspetto sempre più importante nel futuro, è nella Sanità.

Le protesi cibernetiche sono la frontiera della biorobotica perché rappresentano il sogno di connettere la mano artificiale al cervello, permettendo al soggetto amputato di esprimere l’intenzione motoria in modo naturale e trasmetterla in tempo reale tramite un’interfaccia neurale che fa da ponte verso la protesi. Si tratta di stabilire un canale bidirezionale di trasmissione di intenzioni motorie e di sensazioni sensoriali da e per il sistema nervoso centrale. Noi lavoriamo per poter trasmettere dai sensori tattili nella mano i segnali di feedback sensoriale al sistema nervoso centrale perché si trasformino in percezione tattile. Si tratta di incorporare la protesi di mano nello schema motorio.

Le sfide sociali della robotica

In generale, la robotica avrà un ruolo importante per il futuro della medicina e della presa in carico della cronicità, gli effetti dell’invecchiamento della popolazione.

Le sfide sociali della robotica sono quelle di permettere un sistema di welfare e di assistenza personale più sostenibile, coadiuvando i care giver nella assistenza senza essere sostitutivi dell’affetto e della presenza personale, ma diventando un supporto tecnologico per superare dei limiti.

Tutto questo se avremo la forza di adottare un approccio diverso, della “antidisciplinarietà”.

Per me la antidisciplinarietà rappresenta il coraggio dell’intelletto di superare le barriere e i pregiudizi e lavorare unendo più competenze ma soprattutto vedendo un problema nel suo complesso come una occasione di progresso scientifico.

Per esempio il cambiamento climatico non si può affrontare con un approccio settoriale, non è un problema soltanto fisico, e non si può ricondurre a leggi fisiche o meccaniche semplici, dobbiamo per forza adottare modelli complessi che tengano conto di più fenomeni anche sociali ed economici che lo influenzano. Senza antidisciplinarietà ci appiattiremmo su una ricerca per materie che ormai è antistorica. La storia ci insegna che può essere vincente rompere le barriere ed essere creativi. Dobbiamo affrontare le sfide del nostro tempo avvalendoci di prospettive creative che integrano risposte e connettono saperi.

Come sostenere il ruolo positivo della robotica

A questo scopo, per sostenere il ruolo positivo della robotica nell’economia e nella società, l’Italia dovrebbe credere nella scienza ed investire nella ricerca, ponendosi alla frontiera dello sviluppo della robotica che ha in Italia eccellenze industriali, scientifiche e sociali. Le alleanze pubblico-private nel settore della robotica possono favorire l’emergere di nuove competenze e risorse industriali per entrare nei nuovi mercati della robotica sociale. Servono anche molti investimenti, e il sistema pubblico deve investire maggiormente nella ricerca fondamentale e nell’istruzione, il mondo privato deve fare la sua parte e rischiare il capitale in nuovi sviluppi industriali. Senza capitale e rischio non ce la faremo. Ma i ruoli devono essere chiari, io penso che si debba chiedere alla parte pubblica la ricerca fondamentale e alla parte privata la capacità di scegliere e rischiare.

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