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Competitività tecnologica: strategie per il futuro dell’Italia



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Dall’AI Act alla digitalizzazione della PA: ecco le priorità per garantire la competitività tecnologica del Paese in un contesto globale in rapida evoluzione

Pubblicato il 31 mar 2025

Gianmatteo Manghi

Amministratore Delegato di Cisco Italia



competitività tecnologica

La complessità degli scenari globali è aumentata negli ultimi mesi e stiamo assistendo a una profonda trasformazione, che investe contemporaneamente aspetti sociali, economici e politici.

Questa trasformazione avviene mentre è in corso una grande accelerazione nell’innovazione tecnologica, guidata dall’avvento dell’AI e dall’approssimarsi di un futuro nel quale si potranno affermare nuovi paradigmi, come le quantum technology.  E le tecnologie stesse sono parte rilevante degli scenari internazionali in cambiamento.

Le policy per la competitività tecnologica del Paese

In un momento come questo, è essenziale una programmazione con lo sguardo rivolto al futuro: affrontare ogni questione con la dinamicità necessaria, con flessibilità, ma  mantenere ben salda l’attenzione verso gli elementi chiave che sono indispensabili per garantire la competitività e la capacità di posizionare il Paese al meglio per il futuro. 

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Per portare avanti l’agenda digitale di cui l’Italia si è dotata, nel quadro della visione europea per un vero mercato europeo digitale unico, è essenziale agire in modo focalizzato ed efficace sui fattori indispensabili per proseguire nella trasformazione digitale del Paese anche navigando in acque talvolta agitate.

Cisco, nell’ambito delle politiche tecnologiche essenziali per il Paese oggi individua in particolare cinque priorità che riguardano:

Intelligenza Artificiale: strategie nazionali per una innovazione responsabile

L’Italia si è dotata di una Strategia per l’Intelligenza Artificiale che ha stabilito per il breve periodo (2024-2026) le direttrici per lo sviluppo di questa tecnologia, coordinando tutti gli attori  coinvolti nel potenziare la ricerca, l’innovazione nella PA,  la creazione di opportunità per il settore privato e i cittadini.    

Il ruolo istituzionale è essenziale per accelerare l’adozione dell’AI in un paese dove, secondo le analisi condotte da Cisco, appena il 9% delle aziende ritengono di essere oggi pienamente pronte per sfruttarne il potenziale.

Crediamo che per i successivi sviluppi dell’agenda governativa sia fondamentale incentivare l’ecosistema dell’IA e, in contemporanea, intervenire sulle norme esistenti per affrontare le preoccupazioni che potrebbero inibirne l’adozione o minare la fiducia in questa tecnologia. 

L’attuazione locale dell’AI Act sarà il campo d’azione su cui misurare la capacità di  mantenere un approccio basato sulla valutazione del rischio in base ai casi d’uso dell’IA, stabilendo valori di riferimento condivisi e soglie minime per la protezione degli utenti.

Inoltre, sarà necessario ripartire la responsabilità tra chi sviluppa i modelli, chi integra l’IA, chi mette in uso l’IA e i singoli utenti finali.  I principi fondamentali, che guidano un uso etico dell’IA, sono anche i principi che permettono di applicarla nel modo più efficace: trasparenza, equità, responsabilità, privacy, , sicurezza e affidabilità.

Mettere il paese al centro dello sviluppo delle tecnologie di frontiera

L’Europa si trova in ritardo sui temi tecnologici emergenti: dall’IA stessa alle tecnologie quantistiche che richiederanno nuovi modelli di rete e di sicurezza – al cruciale settore dei semiconduttori. 

 L’evoluzione dello scenario globale di questi mesi spinge con ancora più forza la necessità di aumentare la capacità interna di innovazione, nel quadro di una collaborazione che richiederà l’efficace e profonda collaborazione tra settore pubblico e privato e tra paesi partner.  

In questi ambiti l’Italia ha delle eccellenze, sia nella ricerca sia nell’ambito industriale, sulle quali è essenziale puntare, nel quadro di una strategia di crescita e di promozione degli investimenti.   

Per esempio, alcuni atenei italiani come la Federico Secondo di Napoli, la Sapienza, l’Università di Padova sono al lavoro in progetti quantum; per quanto riguarda il mondo aziendale, l’Ossercatorio del Politecnico di Milano ha realizzato un censimento degli annunci di progetto resi pubblici sul Quantum Computing e ha rilevato che i settori più attivi sono quello bancario e assicurativo (27%) seguito da chimica-farmaceutica (21%) e  settore automobilistico; progetti si rilevano anche in ambito utility, telecomunicazioni, difesa e aerospazio, manifattura – logistica e retail, IT. 

Rispetto agli investimenti governativi nel settore, l’Asia è al primo posto con il 53% del totale, seguita dall’Europa (31%) e dall’America (14%); la crescita è costante, segnalando come il quantum sia considerato sempre più un asset strategico.

Oltre a sostenere la ricerca nel settore, al nostro paese non deve sfuggire l’importanza di prepararsi anche al’impatto di un tipo di computing completamente diverso sugli altri aspetti tecnologici come la cybersecurity e il networking. In questo senso, è importante che le strategie nazionali e i progetti legati alle infrastrutture di connettività tengano conto del tema del quantum sin da subito, in un’ottica evolutiva.

Mettere in sicurezza le infrastrutture critiche per un paese resiliente

Il più recente Rapporto del Clusit ha evidenziato un aumento del 27% degli attacchi informatici a livello globale nel 2024. L’Italia è stata bersaglio di ben il 10% di questi attacchi; episodi di gravità elevata hanno colpito settori strategici quali la sanità (con un incremento dell’83% rispetto al 2024), il manifatturiero. 

In questo contesto è quanto mai urgente rivedere lo stato tecnologico delle infrastrutture critiche nazionali, anche per dare una completa attuazione alle prescrizioni delle normative europee quali NIS2 e CRA. 

In molte infrastrutture critiche sono presenti dispositivi obsoleti, non più supportati da aggiornamenti software e quindi inadeguati alla protezione da qualsiasi rischio informatico.

Secondo dati raccolti da Cisco nel Cybersecurity Readiness Index, l’87% delle aziende italiane nel 2024 prevedeva di aumentare del 10% il suo budget per la sicurezza IT: questa stessa urgenza e volontà di investimento deve essere diretta verso le infrastrutture critiche nazionali, coordinando tramite l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale l’attuazione di policy vincolanti per la rimozione di dispositivi obsoleti.

La trasformazione digitale della PA in un mondo data-driven

I dati dell’OCSE relativi alla digitalizzazione del nostro Paese evidenziano alcune criticità, che nel complesso incidono sulla resilienza ed efficacia dei servizi della pubblica amministrazione.  Il Digital Government Index ci pone al diciannovesimo posto su 33 paesi evidenziano, in particolare, un ritardo nell’adozione di strategie data-driven –  essenziali per aumentare l’efficienza e la capacità di servizio.

Strategie data-driven sono basilari per consentire alla pubblica amministrazione di sfruttare pienamente la sua base di dati per adottare, ad esempio, applicazioni basate su AI e machine learning. La Piattaforma Digitale Nazionale Dati, in questo senso, rappresenta un progetto strategico necessario per il pieno completamento di un’amministrazione pubblica innovativa, tanto quanto i progetti legati al Cloud Nazionale e iniziative come l’Anagrafe Unificata, il Fascicolo Sanitario Elettronico ecc.

Con i progetti del PNRR, fortemente focalizzati sul digitale, abbiamo avuto un’importante occasione per accelerare e vedere le ricadute positive di una maggiore innovazione del settore pubblico. È essenziale continuare a riversare impegno e risorse per aumentare la qualità e la disponibilità dei servizi digitali, la loro uniformità sul territorio nazionale, la loro accessibilità ai cittadini.  

Quest’ultimo tema non deve essere trascurato nelle politiche nazionali. Il valore della trasformazione digitale della PA trascende il mero incremento dell’efficienza operativa. L’attuazione di servizi pubblici digitali sicuri e facili da usare, in particolare se abbinata a investimenti mirati nell’alfabetizzazione digitale, ha il potenziale per promuovere in modo significativo l’equità sociale.

Competenze per un futuro inclusivo e per la competitività del paese

Il tema dell’alfabetizzazione digitale appena toccato ci porta all’ultimo punto di questa disamina sulle policy tecnologiche chiave per il paese, ovvero le competenze.  

Pensiamo all’Intelligenza Artificiale. Cisco coordina l’AI-enabled ICT Workforce Consortium, che raggruppa alcune tra le società leader nello sviluppo dell’IA. Nel suo rapporto del 2024, il Consortium ha rilevato che il 92% delle posizioni analizzate sarà trasformata in maniera significativa dall’IA. È indubbio, e già lo vediamo anche nelle nostre aziende, che l’AI offra la possibilità di automatizzare determinati compiti e trasformi profondamente i più diversi processi, così come le stesse competenze tecnologiche del personale ICT.

Qui ci sono due ordini di urgenze: da un lato è necessario che le politiche del paese spingano per creare la “pipeline di talenti” che manca alle imprese italiane per attrezzarsi rispetto all’innovazione tecnologica – in ambiti come l’AI, la cybersecurity, le reti . Dall’altro è necessario uno sforzo globale per individuare strumenti efficaci per promuovere l’alfabetizzazione sulle nuove tecnologie emergenti.

In questo senso la strada è ben tracciata. È di questi giorni il richiamo da parte dell’Unione Europea alla costruzione di una Union of Skills per il futuro dei nostri paesi e l’urgenza è tale che è necessario prevedere una “industrializzazione” su larga scala delle iniziative per le competenze, per la quale resta essenziale la collaborazione tra pubblico e privato.

Cisco contribuisce direttamente, con le sue iniziative come la Networking Academy, e si è impegnata in questo quadro a formare 1,5 milioni di persone in UE da qui al 2030 e 5.000 istruttori in grado di operare nella formazione professionale e superiore.  Gli attori privati dell’ICT sono impegnati tutti in questo campo, perché sono essi stessi tocccati dal problema: iniziative come l’AI enabled ICT Workforce Consortium individuano le professioni ICT più impattate in termini di competenze dall’AI e offrono risorse per aggiornare il personale e orientarsi nella ricerca di talenti.

Questi sforzi su larga scala possono risultare efficaci nel lungo e nel breve periodo soltanto se da parte dei paesi vi sarà una parallela focalizzazione in termini di piani, di risorse e di supporto che incentivino l’innovazione nelle competenze.

Le competenze sono la “sfida delle sfide”: l’elemento umano che viene prima di qualsiasi sviluppo tecnologico, di qualsiasi frontiera.  Le citiamo per ultime con l’obiettivo di darne maggiore enfasi.  Le tecnologie funzionano e si evolvono se le persone le usano, se c’è il personale specializzato da dedicarvi. Se l’Italia vuol essere un Paese che guardi al futuro in modo responsabile deve occuparsi delle sue infrastrutture, della sicurezza, delle nuove frontiere: ma prima di tutto, deve fare in modo che l’innovazione possa essere capita, gestita e sfruttata da tutti e diventi veicolo di crescita e opportunità inclusive, per tutti.

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