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Banda ultralarga in Italia: i numeri mostrano i veri problemi



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Il rapporto FTTH Council 2024 evidenzia luci e ombre della banda ultralarga in Italia. Vediamo i dati e cosa serve per colmare il gap

Pubblicato il 31 mar 2025



Banda ultralarga in Italia

La diffusione della banda ultralarga in Italia mostra progressi, ma il divario con i principali paesi europei rimane significativo. Per comprendere lo stato attuale e le prospettive future, analizziamo i dati di copertura e adozione, individuando le criticità e le opportunità di sviluppo.

Il rapporto FTTH Council Europe sullo sviluppo dei servizi a banda ultralarga

A ogni pubblicazione di dati internazionali sul posizionamento dell’Italia, lo sguardo corre alle posizioni di rincalzo. Il mondo delle telecomunicazioni e della banda ultralarga non sfugge a questo riflesso condizionato. L’unica consolazione è, di solito, il confronto con la “media Ue”, nella speranza di non essere troppo distanziati.

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L’ultima occasione di confronto ci viene offerta dal rapporto “FTTH/B (Fiber To The Home/Building) Market Panorama in Europe 2024” dell’FTTH Council Europe sullo sviluppo della copertura e dell’adozione dei servizi a banda ultralarga in fibra ottica.

Nessuna sorpresa sul fatto di trovare una situazione di luce e ombre, ovvero di un bicchiere mezzo vuoto ancora da riempire.

Può però valere la pena di fare qualche considerazione sulle motivazioni e sulla possibilità di riempirlo.

Luci e ombre della banda ultralarga in Italia

Il rapporto dell’FTTH Council ci ricorda come la copertura FTTH/B italiana abbia raggiunto a settembre 2024 il 64% delle famiglie (Households), contro la media Europa 39 pari 75% e il primato della Romania (94%). Più interessante il confronto rispetto ai principali Paesi: Francia e Spagna attorno al 90%, Regno Unito al 71%, ma Germania alle nostre spalle (42%). Il divario è simile nelle aree rurali, con l’Italia che presenta una copertura del 48%, contro valori superiori all’85% in Spagna Francia, il Regno Unito al 54% e la Germania al 35%. Per la verità, la Germania ci supera nella copertura complessiva delle reti Very High Capacity Network se si considerano anche le coperture delle reti CATV (DOCSIS).

Per gli amanti delle statistiche vale la pena di ricordare come permanga una discreta confusione sull’unità di misura tra le unità immobiliari e le famiglie (tra le valutazioni della Commissione europea (DESI – Digital Economy and Society Index) e quelle dell’FTTH Council (chiamate “households in entrambi i casi…), che per l’Italia sono molto rilevanti.

Fig.1 – Copertura FTTH/B in Europa

Immagine che contiene testo, schermata, Carattere, lineaIl contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Fonte: FTTH Council, x2024

Confronto europeo: a che punto siamo?

Al di là della fotografia, il rapporto consente anche un utile confronto sulla dinamica della copertura e l’effettiva rincorsa dell’Italia.

Negli ultimi tre anni, l’incremento della copertura è stato del 43,3% per l’Italia, contro il 72,7% del Regno Unito, il 55,1% della Germania, nonché il 18,4% della Francia e il 4,0% della Spagna, che ha di fatto completato il processo di copertura.

Fig.2 – Dinamica della copertura e dell’adozione Fonte: FTTH Council, 2024coperte dal servizio.

Adozione della banda ultralarga in Italia: il vero problema

A settembre 2024, il tasso di adozione FTTH/B dell’Italia era pari al 27,6%, che si confronta con il 26,4% della Germania, il 37,1% del Regno Unito, fino ad arrivare all’83,8% della Francia e il 91,0% della Spagna. Negli ultimi tre anni, l’incremento è stato del 69,5% in Italia, del 54,1% in Germania, del 37,9% in Francia, del 15,7% in Spagna e il primato del Regno Unito con il 141,6%.

Le sfide infrastrutturali italiane

Il Paese più bello del mondo ha due piccoli problemi dal punto di vista dei processi di infrastrutturazione. Il primo è legato alla presenza di una grande pianura (padana), ma soprattutto di un territorio ricco di colline e montagne. Il peso delle pianure non supera il 25% in Italia e arriva a valori superiori al 60% in Francia e Germania.

Il secondo problema è legato al livello di urbanizzazione. Solo il 12% della popolazione vive in comuni con più di 1 milione di abitanti e anche la principale città italiana, Roma, ha meno di 3 milioni di abitanti, distribuiti su una superficie di circa 1.300 km2 . Per confronto la superficie di Londra è di meno di 1.600 km2 per poco meno di 9 milioni di abitanti, Parigi ha 2,1 milioni di abitanti per una superficie di 105 km2, al netto delle periferie. Tutto questo senza considerare situazioni come il “plat pays” di Jacques Brel o i Paesi con territori sotto il livello del mare…

Rete fissa vs rete mobile: un cambiamento culturale

Come ci ricordavano gli spot pubblicitari dell’epoca dell’apertura alla concorrenza delle telecomunicazioni, agli italiani piace “chiacchierare” e in fondo “una telefonata allunga la vita”.

Sfortunatamente per chi costruisce infrastrutture di rete fissa, la “chiacchierata” avviene ormai prevalentemente su rete mobile, così come l’utilizzo di Internet è ampiamente diffuso sulle reti mobili e con livelli prestazionali sempre più elevati.

In realtà, il comportamento di tutti gli attori dell’ecosistema delle telecomunicazioni italiane (operatori, istituzioni, cittadini e imprese) è stato ed è molto più razionale e efficiente di quanto potrebbe sembrare.

Il principale operatore italiano (Telecom Italia, oggi TIM) ha utilizzato un punto di forza della rete fissa (la ridotta lunghezza del tradizionale doppino in rame), per innalzare le prestazioni (fino a qualche centinaio di Mbit/s) portando inizialmente la fibra ottica solo fino agli armadi stradali per sfruttare le potenzialità delle tecnologie VDSL (Very High Speed Digital Subscriber Line).

Le istituzioni hanno destinato ingenti risorse pubbliche (specie europee) per finanziare lo sviluppo delle infrastrutture e, in misura minore, il take-up. La banda larga e ultralarga è probabilmente uno dei pochi temi realmente bipartisan in Italia e le risorse impegnate sono state tra le più importanti in Europa.

Anche se è vero che spesso è “l’offerta che crea la domanda”, anche i consumatori si sono comportati in modo razionale. Magari non molto velocemente, ma coerentemente con lo sviluppo di Internet, hanno utilizzato le soluzioni che offrivano il migliore rapporto prezzo/prestazioni, come dimostra anche il successo delle soluzioni FWA (Fixed Wireless Access), che ha pochi uguali in Europa. Hanno abbandonato la rete fissa più di quanto accaduto nella maggiore parte degli altri Paesi, perché quella mobile rispondeva, evidentemente, meglio alle loro esigenze.

Strategie per colmare il gap digitale

A questo punto cosa bisogna fare? Ma serve proprio fare qualche cosa?

L’ultimo dato da prendere in considerazione è relativo al punto di partenza per la diffusione delle reti fisse a banda ultralarga, vale a dire il bacino di riferimento.

Al di là della comprensibile speranza degli investitori internazionali che anche l’Italia possa arrivare a disporre di un bacino di utenti di rete fissa confrontabile con i grandi Paesi europei, rimane il fatto che rispetto a circa 31 milioni di unità immobiliari (e circa 26 milioni di famiglie), le linee fisse censite dall’AGCom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) sono oggi solamente 20 milioni (34 linee ogni 100 abitanti), mentre le linee mobili (SIM Human) sono circa 79 milioni, a fronte di una popolazione residente di meno di 60 milioni.

Per confronto, i 68 milioni di francesi utilizzano circa 38 milioni di linee fisse (56 linee ogni 100 abitanti), gli 83 milioni di tedeschi un numero confrontabile (46), i 47 milioni di spagnoli 19 milioni (40) e gli inglesi (49).

Se è vero che la copertura FTTH è in corso di completamento, il primo obiettivo deve essere quello di favorire una rapida migrazione dalla rete in rame tradizionale (inclusa la versione FTTC, Fiber To The Cabinet) per arrivare ad una situazione di lungo periodo con una rete prevalentemente FTTH e coperture FWA ad altissime prestazioni nelle aree più marginali, fino ad arrivare a coperture satellitari nei luoghi veramente più remoti.

Italia connessa, i prossimi step

I tempi sono dettati dalle regole imposte dall’Autorità di settore, ma anche dalla convenienza alla migrazione ovvero dalla possibilità di indirizzare la naturale e legittima “pigrizia del consumatore”. A questo proposito va ricordato come, nonostante i collegamenti a 1 Gbit/s costino di norma come quelli di prestazione inferiore, il take-up sia ancora troppo lento. Ben vengano, quindi, incentivi mirati per il definitivo “step change”. L’ultima puntata è ancora da scrivere, ma la strada è tracciata.

L’ambizione deve rimanere quella di creare in Italia le migliori condizioni per vivere e lavorare in un mondo definitivamente connesso.

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