Leggiamo in questi giorni su alcuni organi di stampa le difese di FiberCop alle lamentele emerse nel mercato a seguito delle irragionevoli proposte di aumento dei prezzi all’ingrosso formulate dalla stessa FiberCop.
Per comprendere la situazione è necessario fornire tuttavia alcuni elementi che aiutano a fare chiarezza.
È utile partire dalla separazione tra TIM e FiberCop ricordando che il mercato delle telecomunicazioni aveva accolto con favore la nascita di FiberCop, ritenendola un passaggio decisivo verso un assetto più competitivo. La separazione tra il principale operatore retail del fisso, TIM, e il principale fornitore wholesale, FiberCop, avrebbe dovuto, infatti, portare a superare i rischi legati alla storica integrazione verticale dell’operatore ex monopolista.
| valori da 1.1.2026 a 15.09.2026 | Proposto da 16.09.2026 a 31.12.2026 | Proposto 2027 | Proposto 2028 | |
| VULA FTTC | ||||
| disattivazione | 8,88 | 50,17 | +incremento con inflazione | + incremento con inflazione |
| canone mensile se civico coperto da FTTH | 13,4 | 15,1 | 16 | 16,5 |
| canone mensile se civico NON coperto da FTTH | 13,4 | 14 | 15 | 15,5 |
L’aspettativa condivisa dagli operatori era che lo scorporo delle attività di rete da quelle commerciali avrebbe inaugurato una nuova fase: un’evoluzione del modello di equivalence capace di generare maggiori efficienze, stimolare dinamiche concorrenziali più vivaci e, in ultima analisi, favorire una riduzione dei prezzi all’ingrosso.
Tuttavia, lo scenario che si sta delineando appare ben diverso dalle previsioni. Si sta verificando una dinamica opposta, con effetti inattesi sul mercato.
Indice degli argomenti
FiberCop e prezzi all’ingrosso: dalle attese allo strappo dei listini
Al centro delle criticità vi è la deregolamentazione dell’operatore wholesale only FiberCop, che continua tuttavia a detenere un significativo potere di mercato in vaste aree del Paese. In questo nuovo contesto, la pubblicazione dei primi listini – avvenuta il 15 aprile 2026 – ha segnato un irragionevole incremento dei prezzi, generando quello che può essere definito un “effetto perverso”.
Una situazione che, pur in un quadro sottoposto ad un nuovo modello di regolamentazione, mette alla prova l’intero sistema.
Ed è il sistema che deve trovare una soluzione basandosi su quello che le regole prevedono.
Prezzi FiberCop e regole AGCOM: il nodo di equità e ragionevolezza
Infatti, come abbiamo evidenziato FiberCop non è deregolata, ma ai sensi del nuovo Codice delle Comunicazioni Elettroniche – art.91 – nelle aree in cui risulta SMP, ossia nelle aree in cui detiene un significativo potere di mercato, i suoi prezzi devono essere equi e ragionevoli.
Ma ad osservare gli aumenti proposti da FiberCop i prezzi non risultano equi e ragionevoli affatto.
Proprio per questo, Wind Tre ha formalmente richiesto l’intervento delle autorità competenti, ossia AGCOM e Autorità Antitrust, entrambe già attive nell’analisi del caso nell’ambito delle rispettive competenze.
AGCOM e prezzi equi e ragionevoli
Per quanto riguarda AGCOM, la valutazione riguarda il rispetto dei principi di equità e ragionevolezza nella definizione dei nuovi listini, come previsto dal Codice delle comunicazioni elettroniche e declinato nella delibera 58/26/CONS, che ha approvato la nuova analisi dei mercati dell’accesso alla rete fissa. Basta analizzare i prezzi proposti da FiberCop e si comprende immediatamente che gli aumenti introdotti dalla stessa risulterebbero difficilmente compatibili con tali criteri.
Aumenti FiberCop, lock-in e pressione sui margini degli operatori
Parallelamente, l’Antitrust è chiamata a valutare i possibili effetti anticoncorrenziali di alcune variazioni tariffarie. In particolare, viene evidenziato il rischio di fenomeni di lock-in: gli operatori wholesale si troverebbero infatti vincolati alla rete FiberCop, con limitate possibilità di migrazione verso alternative a meno di non sostenere costi di disattivazione sulla rete FiberCop aumentati del 500% ed a patto che in quell’area vi sia effettivamente una alternativa a FiberCop.
La scelta, in molti casi, si riduce quindi a quale aumento sostenere – tra canoni mensili più elevati o costi di disattivazione particolarmente onerosi – in presenza di una base clienti degli operatori storicamente radicata sulla rete di FiberCop, essendo questa l’eredità del passato che ha visto Telecom Italia come principale se un unico fornitore wholesale in qualità di ex monopolista.
La morsa economica sugli operatori
A complicare ulteriormente il quadro vi è l’attuale assetto normativo che non consente agli operatori retail di trasferire automaticamente gli aumenti subiti all’ingrosso sui clienti finali né, ad esempio, di applicare un contributo di cessazione se il cliente ha superato i 24 mesi di permanenza con l’operatore. Ne deriva una pressione significativa sui margini, già ridotti, degli operatori, che si trovano stretti in una vera e propria “morsa” economica.
Inoltre, emerge un’ulteriore preoccupazione: l’entità degli aumenti introdotti da FiberCop appare talmente rilevante e disallineata rispetto al passato recente da far temere che anche un eventuale intervento delle Autorità possa non riuscire a neutralizzarne completamente l’impatto. Il rischio è che le misure correttive, pur limitando le variazioni, non siano sufficienti a evitarne le conseguenze sull’intero mercato.
Listini FiberCop tra confronto europeo e rischio per la rete fissa
A tal riguardo il comportamento di FiberCop va letto anche alla luce di alcuni elementi.
Il primo deriva dalle dichiarazioni di FiberCop in cui la stessa evidenzia che “I prezzi dei servizi di tlc in Italia sono tra i più bassi d’Europa e anche con i nuovi prezzi all’ingrosso rimarranno tali. L’importante è iniziare a rivedere le tariffe, poi se ci sarà da ammorbidire gli incrementi ammorbidiremo”.
Questa dichiarazione non risulta lasciare spazi interpretativi; la proposta di FiberCop appare essere puramente negoziale: richiedere aumenti irragionevoli per ottenere comunque degli aumenti che faranno male al mercato in ogni caso e non è detto che siano giustificati.
Le tariffe italiane e il confronto europeo
Inoltre, non può bastare dire che i prezzi dei servizi tlc in Italia sono i più bassi d’Europa.
I prezzi wholesale di FiberCop sono stati, infatti, determinati nel recente passato da AGCOM sulla base dei modelli BULRIC definiti dalla Commissione Europea e tali modelli lavorano ipotizzando di ricostruire una rete nuova ogni volta. Tuttavia, è noto che FiberCop sta spegnendo la rete in rame e pertanto non farà più investimenti su tale rete. Tanto basterebbe a dire che i prezzi definiti dal modello AGCOM nella scorsa analisi di mercato sono già un tetto massimo per prezzi equi e ragionevoli.
È forse per il fatto che FiberCop è cosciente di questo che ha adottato questo comportamento per ottenere aumenti che sarebbero ingiustificati?
Prezzi FiberCop all’ingrosso e futuro competitivo del mercato
Va inoltre detto che, a differenza dei prezzi all’ingrosso – per i quali vale quanto affermato sopra circa la loro determinazione nel recente passato da parte di AGCOM sulla base di un modello ben delineato – i prezzi al dettaglio in Italia sono davvero i più bassi al mondo. Con questo livello di prezzi retail gli operatori non hanno margini per contrastare i corposi aumenti wholesale proposti da FiberCop.
La situazione è critica. In questo contesto, il settore attende ora e con urgenza le valutazioni delle Autorità, da cui potrebbe dipendere l’equilibrio competitivo della rete fissa in Italia nei prossimi ann









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