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WebQuest: quando la ricerca online degli alunni viene mediata dai docenti



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Applicazione dell’apprendimento collaborativo, sperimentazione della ricerca guidata, sviluppo del pensiero critico, miglioramento delle competenze digitali e comunicative, stimolo della motivazione: sono queste alcune tra le caratteristiche che rendono interessante il WebQuest. Approfondiamone i vantaggi

Pubblicato il 16 gen 2024

Maria Cristina Bevilacqua

Ambasciatrce eTwinning. Aggiornatrice-Formatrice.Traduttrice della Padagogy Wheel



Scuola digitale

Il sempre crescente uso delle risorse online per l’insegnamento e l’apprendimento, se da una parte amplia in misura esponenziale la possibilità di accesso alla conoscenza, dall’altra può creare problemi di gestione e selezione dell’infinito (e non sempre attendibile) materiale che gli alunni si trovano a manipolare. Questa considerazione è ovviamente ancora più cogente quando si ha a che fare con alunni molto giovani.

Il WebQuest affida all’insegnante un ruolo chiave nella ricerca, selezione e messa a disposizione di queste risorse, rendendolo mediatore tra gli alunni e la conoscenza, senza che questa mediazione li costringa a diventare passivi fruitori, anzi trasformandoli nei protagonisti della scoperta che genera apprendimento, stimolando la loro curiosità e motivandoli all’azione.

Come nasce il WebQuest

Bernie Dodge, professore all’Università di San Diego, nel 1995, immagina che utilizzare la nascente rete Internet possa aiutare gli alunni come strumento valido per le ricerche in rete e la sintesi delle informazioni trovate. Così, nel 1997, definisce il WebQuest come: “un’attività orientata all’indagine in cui alcune o tutte le informazioni con cui gli studenti interagiscono provengono da risorse su Internet, opzionalmente integrate con la videoconferenza”.

L’enorme mole di informazioni già allora presente sul web rischiava di rendere l’attività di ricerca degli alunni poco fruttuosa, perché dispersiva, non centrata, poco accurata, pertanto la preziosa guida dell’insegnante nella ricerca, selezione, strutturazione e organizzazione delle risorse può aiutare a economizzare il tempo dedicato al processo, concentrandolo sull’effettiva realizzazione del compito secondo quanto indicato.

Secondo il tempo programmato per la realizzazione del compito, Dodge individua due tipologie di WebQuest:

  • WebQuest a breve termine (Short Term WebQuest) – in due/tre lezioni, adatta allo sviluppo di una idea specifica nell’ambito di un concetto più ampio o di un argomento in profondità, e magari adatta a una valutazione sommativa, alla sintesi di quanto appreso, alla ricerca di connessioni tra elementi o tematiche, all’introduzione di nuovi argomenti, non ancora affrontati a lezione.
  • WebQuest a lungo termine (Long-term WebQuest) – progetto più lungo, ampio ed articolato, concentrato su un unico argomento, ma che dà lo spunto, attraverso la produzione di un artefatto digitale, di ipotizzare soluzioni diverse per la sua realizzazione.

Le sei fasi del WebQuest

Dodge scandisce la struttura del Webquest in 6 fasi:

  1. Introduzione (Introduction): In questa fase l’insegnante contestualizza la necessità di sviluppare la ricerca e spiega agli alunni le informazioni di base e le motivazioni che daranno il via alle attività.
  2. Compito (Task): l’insegnante chiarisce quale sia il compito su cui, a gruppi, lavoreranno gli alunni e quali strumenti potranno utilizzare.
  3. Risorse Information): vengono elencate le risorse, online, predisposte dall’insegnante e di solito inserite in una piattaforma accessibile agli studenti (la classe virtuale o altre repository dedicate). Le risorse possono essere anche di tipo analogico.
  4. Processo (Process): Si evidenzia il percorso, scandito in fasi, che dovrà essere seguito dagli alunni per eseguire il compito.
  5. Suggerimenti (Guidance): aiutano e sostengono il lavoro dei ragazzi, man mano che questo procede.
  6. Conclusione (Conclusion): questa fase è estremamente importante, in quanto aiuta gli alunni a riflettere sul percorso intrapreso, su quanto sia stato realmente imparato, ed a valutare quanto prodotto dal loro gruppo e dagli altri e come si sia giunti alla sua realizzazione.

Il ruolo dei docenti nel WebQuest

Abbiamo già parlato del ruolo di mediazione che deve svolgere l’insegnante, assumendo la responsabilità di cercare, selezionare, organizzare e rendere accessibili le risorse che ritiene fondamentali per lo svolgimento dei compiti, e facendo in modo che la ricerca sia circoscritta e puntuale. Dunque, il WebQuest richiede un grande lavoro di preparazione da parte del docente, che potrebbe scoraggiare quelli meno tecnologici.

Ma un altro compito, ancora più importante, che il docente deve portare a termine, è riuscire a motivare, incuriosire, agganciare gli alunni sulla tematica proposta e sul compito da realizzare, per far sì che quest’ultimo non diventi una mera compilazione di schede o copia-incolla di informazioni su supporti diversi; deve invogliare gli alunni a variare gli strumenti che useranno per le loro presentazioni e a cooperare in modo fattivo ed efficace, per valorizzare il lavoro di tutti i componenti del gruppo nella produzione comune. Lo sviluppo di un WebQuest come gamification dell’apprendimento può aumentare il coinvolgimento degli alunni e far sentire loro meno pesante svolgere il compito assegnato.

Sfruttando il principio della mancanza di informazione come stimolo per l’apprendimento, potrebbe essere utile far realizzare un WebQuest su un argomento che non sia ancora stato introdotto, in modo che siano gli alunni stessi a spiegare ai compagni i risultati delle loro ricerche. Perché ripetere una lezione è facile, spiegarla non lo è, ma dimostra di averla veramente fatta propria e di saperla padroneggiare.

Il ruolo degli alunni nel WebQuest

Nel WebQuest gli alunni non devono cercare le risorse, ma devono imparare a utilizzarle e a renderle generative: l’attenzione, dunque, si sposta dalla ricerca all’organizzazione delle informazioni e alla ricerca dello strumento più efficace per presentarle.

Devono imparare a collaborare su un compito comune, apportando ciascuno il proprio contributo, assumendosi ruoli flessibili e intercambiabili, per far sì che ciascuno trovi la propria dimensione e accresca la propria autostima e il senso di autoefficacia, che si crei il senso di comunità, e che si sperimentino attività di valutazione individuale e di gruppo, per feedback che trasformino l’errore in occasione di riflessione e di miglioramento.

Questa strategia li rende attivi protagonisti dell’apprendimento, che costruiscono assieme ai compagni, grazie al sostegno reciproco e al mutuo incoraggiamento.

Il WebQuest, come dicevamo, aiuta a migliorare le competenze digitali e comunicative degli alunni, in modo trasversale alle varie discipline che la utilizzano, e la formulazione, da parte dell’insegnante di domande aperte per strutturare il percorso facilita il pensiero divergente e la creatività.

Strumenti per approcciarsi al WebQuest

Il WebQuest consente di impegnare gli alunni su capacità di pensiero di ordine superiore, come sintetizzare, generalizzare, spiegare, ipotizzare, trarre conclusioni, valutare ecc., coerentemente con il grado di scuola frequentato. Può aiutare nella personalizzazione dei percorsi e nell’utilizzo di strumenti compensativi. Se ben strutturata, stimola la curiosità, la motivazione, l’assunzione di ruoli.

Uno strumento gratuito per creare e pubblicare WebQuest è Zunal; su questo sito è possibile trovarne di già realizzati, suddivisi per argomento e livello degli alunni;   le WebQuest che si possono reperire sul sito possono aiutare come traccia da seguire nella progettazione di nuove attività e, essendo in Inglese, la struttura proposta è anche molto utile nelle attività di CLIL.

Un utile approfondimento dell’approccio che sta alla base della strategia WebQuest si può trovare sul sito dell’INDIRE.

Tra tanti siti che si occupano dell’argomento in italiano, è utile consultare il sito di Raffaella Peroni “Prospettive Didattiche”. Sintetica ed esaustiva anche la scheda su HubScuola.

Non ci sono più scuse per applicare questa efficace strategia didattica, ora bisogna solo provarla.

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